Medicina, cellule staminali per curare lesioni spinali

Il risultato è frutto di una ricerca effettuata da un team italiano che ha portato alla creazione di un tessuto umano di cellule nervose

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Grandi notizie nel campo della medicina. Presto, infatti, sarà possibile curare chi è affetto da una lesione spinale. Non si tratta di qualche strano congegno fantascientifico, né di chissà quale astruso esperimento, bensì di una ricerca italiana dalle basi ben solide che ha verificato come per curare questo tipo di lesioni potrebbe essere utilizzato un tessuto nervoso tridimensionale composto da neuroni umani maturi e relative cellule di supporto (glia) funzionalmente attive.
A sviluppare il progetto è stato un team di ricercatori italiani del Center for Nanomedicine and Tissue Engineering (Cnte) dell’Irccs Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, che ha presentato i risultati in uno studio pubblicato su “Pnas”. Il lavoro ha unito la scienza innovativa dei nanomateriali biomimetici e la medicina neuro-rigenerativa basata sulle cellule staminali cerebrali umane. La ricerca ha portato allo sviluppo di biomateriali di natura biologica sintetizzati in laboratorio che potrebbero avere un ruolo importante nella cura delle lesioni spinali.

Lo studio
La ricerca, di cui è “corresponding author” Fabrizio Gelain, coadiuvato da Angelo Vescovi (direttore scientifico dell’Irccs Casa sollievo della sofferenza di San Giovanni Rotondo), ha fuso due grandi branche della ricerca – la scienza innovativa dei nanomateriali biologici e la medicina neuro-rigenerativa basata sulle cellule staminali cerebrali umane.
Come spiegato da Fabrizio Gelain, «il risultato conseguito con questo lavoro è un tassello prezioso che si va ad aggiungere agli altri importanti risultati da noi ottenuti in quasi due decenni nell’ambito della nanomedicina, della scienza dei materiali e soprattutto della neuro-rigenerazione: abbiamo con pazienza e caparbietà composto un mosaico unico nel suo genere e sta a noi ora verificare se anche gli ultimi pezzi verso una futura sperimentazione clinica andranno finalmente al loro posto. È doveroso ringraziare l’impegno di giovani promettenti come Amanda Marchini ed Andrea Raspa, co-primi autori della ricerca, e il supporto e la lungimiranza di Casa Sollievo della Sofferenza e di Revert Onlus che, in convenzione con l’Ospedale Niguarda da anni sostengono l’attività del Centro di Nanomedicina ed Ingegneria dei Tessuti».

Protesi nervose
Come si legge nello studio, «partendo da questi due componenti basilari è stato letteralmente sintetizzato in laboratorio nuovo tessuto nervoso umano le cui caratteristiche sono state pre-determinate dai ricercatori proprio grazie alla possibilità di progettare al computer e poi sintetizzare in laboratorio i nanomateriali biologici. Sintetizzando tali materiali come gel e dotandoli delle proprietà meccaniche e biomimetiche necessarie a supportare e direzionare lo sviluppo delle staminali cerebrali, è stato creato un tessuto nervoso tridimensionale e composto da neuroni umani maturi e relative cellule di supporto (glia) funzionalmente attive».
Questi costrutti rappresentano vere e proprie “protesi nervose”, le quali sono state quindi testate in animali con lesioni al midollo spinale. La sperimentazione ha dato risultati eccellenti, come sottolinea il team d ricercatori. Questo perché «non solo si è ottenuto un miglioramento dell’attecchimento del trapianto rispetto alle tecniche precedenti, ma un’oggettiva rigenerazione del tessuto midollare e recupero delle funzioni motorie». Inoltre, i materiali disegnati da Fabrizio Gelain sono biocompatibili, sintetici e composti al 99 per cento da acqua, per cui utilizzabili in ambito clinico.

Utilizzo sui pazienti
Dopo le prime sperimentazioni positive, potrebbe essere vicino il momento per un utilizzo diretto sui pazienti. Come assicurano i ricercatori «poiché le cellule utilizzate in questi studi sono le stesse staminali cerebrali di grado clinico in uso sui pazienti delle sperimentazioni in pazienti Sla e sclerosi multipla da Angelo Vescovi, l’applicabilità sul paziente è molto vicina».
«Lo studio – concludono i curatori – è un ramo essenziale del progetto congiunto Irccs Casa Sollievo e Revert Onlus per una sperimentazione clinica su pazienti mielolesi programmata entro i prossimi 2-3 anni». La ricerca ha ricevuto un finanziamento dall’Irccs Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo e dalla Associazione Revert Onlus con il supporto dell’associazione Vertical, e dall’Asst Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano.

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