Medicina, il test d’ingresso è un affare da 3 milioni. E per provarci si arriva a spendere fino a 100 euro

L’autonomia universitaria genera disparità di trattamento: se la "Bicocca" di Milano chiede appena 10 euro, a Napoli e Vercelli ne servono cento. Il costo medio? Sotto i 50 euro

salute

Un giro d’affari di oltre 3 milioni di euro. È quello che è stato in grado di muovere, anche quest’anno, il test d’ingresso per l’accesso alle facoltà di Medicina e Odontoiatria. Com’è noto, le due facoltà rientrano tra quelle per cui il Miur stabilisce il fabbisogno annuale di nuovi studenti, con la loro distribuzione tra i 37 atenei pubblici e i 5 privati che hanno attivato questi corsi di laurea. E proprio le discipline mediche sono quelle che attirano le attenzioni maggiori. Anche dal punto di vista economico. Per capire il perché basta soffermarsi un secondo sui numeri: oltre 67 mila aspiranti matricole che si contenderanno 10 mila posti scarsi (circa 9 mila per Medicina e Chirurgia, sui mille per Odontoiatria). Cifre importanti che si traducono in tanti soldi.

Stabilire l’incasso totale è un’operazione complicata
Non è così facile stabilire la somma complessiva entrata nelle casse del sistema accademico. Così come è complicato capire quanto hanno speso i singoli studenti. Grazie all’autonomia universitaria, infatti, ogni ateneo può fissare l’ammontare della “sua” quota d’iscrizione. Generando notevoli oscillazioni. Solo sommando gli iscritti nelle diverse sedi (o, meglio, quelli che si sono prenotati per sostenere i quiz) per il costo (variabile) della tassa si può arrivare al totale.

Skuola.net, portale di riferimento per gli studenti, incrociando i vari bandi (delle università pubbliche) con il numero dei pre-iscritti per sede, forniti dal Miur, ha provato a stimarlo: quasi 3,3 milioni di euro. Niente male per una sorta di “investimento a fondo perduto”. Visto che, calcoli alla mano, mediamente passerà il filtraggio solo 1 candidato su 6 (ma in alcune università saranno meno di 1 su 10). E siamo solo nelle fasi preliminari.

Il costo medio? Non è così scandaloso, anzi
Per la prima volta si scende sotto quota 50 euro (precisamente 49,86 euro), confermando il trend decrescente degli ultimi anni. La maggior parte degli atenei si attesta tra i 50 e i 60 euro. Ma, come anticipato, se si scava in profondità ci si accorge che i dati più interessanti si ricavano dall’analisi del “prezzo base” stabilito dalle varie università per sedersi al tavolo dei test. Apparentemente del tutto arbitrario. Ci si muove all’interno di una forbice che parte da appena 10 euro ma arriva addirittura a toccare i 100 euro.

Cifre diverse da Nord a Sud
Un contributo quasi simbolico quello che hanno dovuto versare i ragazzi che hanno svolto i quiz alla “Bicocca” di Milano. I 10 euro richiesti dall’ateneo del capoluogo lombardo invogliano almeno a provarci (per questo, qui, le probabilità di successo calano drasticamente: passerà 1 su 14). Ma ci sono almeno altre due strutture virtuose: sono l’università dell’Insubria di Varese e l’università degli studi di Cagliari (nella prima la tassa si ferma a 20 euro, nella seconda a 22,78 euro).

Discorso opposto per le università “Luigi Vanvitelli” di Napoli (secondo polo partenopeo) e “Amedeo Avogadro” di Vercelli (la cosiddetta università del Piemonte Orientale) che si confermano gli atenei più esosi quando si parla di test d’ingresso: in entrambe le aspiranti matricole hanno dovuto versare addirittura 100 euro. A fargli compagnia l’università di Messina: 90 euro solo per partecipare. L’avranno fatto per fare selezione?

Ma i paradossi non finiscono qui. Può infatti capitare che la quota lieviti anche all’interno della stessa area geografica. Persino nella stessa città. Ci sono, ad esempio, due atenei del Nord Italia, distanti un centinaio di chilometri, che incasseranno l’uno il quintuplo dell’altro. A Napoli, invece, un test costa il doppio dell’altro (alla Federico II viene 50 euro); a Milano cinque volte di più (alla “Bicocca” 10 euro, alla “Statale” 50 euro). Ovviamente sono solo stime, bisognerà vedere quanto avranno effettivamente formalizzato l’iscrizione. Quelle che restano solo le storture del sistema.

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