Mezzo milione di bimbi ‘under 6’ col raffreddore  

Tosse, starnuti, naso che cola e occhi arrossati: mezzo milione di bimbi italiani under sei anni fa i conti con il raffreddore. A segnalarlo all’Adnkronos Salute è il pediatra di Milano Italo Farnetani, ordinario alla Libera università degli Studi di scienze umane e tecnologiche di Malta. “Sono tre all’anno le epidemie di raffreddore. La prima – ricorda il pediatra – è a gennaio, la seconda da fine aprile a maggio, la terza e ultima a settembre, circa 10 giorni dopo la riapertura delle scuole. Ora siamo in mezzo alla seconda, favorita dalle avverse condizioni meteorologiche”. Questo maggio così simile a novembre, con improvvise e timide pause primaverili, fa da volano ai malanni delle alte vie respiratorie. 

“Quando è freddo come ora – dice Farnetani – e piove come in questi giorni, non sono le basse temperature che determinano direttamente le malattie, ma ciò accade perché costringono le persone a restare in casa o in ambienti chiusi, dove è più facile trasmettere agli altri gli agenti infettivi, in questo caso i virus del raffreddore”. Risultato? “I più colpiti sono gli under sei anni, perché hanno avuto meno tempo degli adulti per fabbricare gli anticorpi specifici. Non stupisce pertanto che in questa fascia di età i più colpiti siano gli under 3 anni, che sono 300mila, mentre nella fascia di età 3-6 anni sono 200mila. In totale dunque mezzo milione”. 

Il raffreddore “è un’infezione lieve, che però va gestita con le informazioni giuste”, raccomanda il pediatra. Ecco il decalogo per i genitori:
 

1) Attenti alle mani: il raffreddore si trasmette, oltre che con l’aria respirata, anche attraverso le secrezioni, soprattutto del naso e degli occhi, che possono essere trasportate con le mani (“pertanto è bene lavarsele con accuratezza”), con gli oggetti che tocca una persona che ha il raffreddore e con i fazzoletti: “Non vanno abbandonati nell’ambiente”, raccomanda Farnetani. 

2) Se il raffreddore dura meno di 5 giorni: è la forma ‘normale’, non è necessario assumere farmaci. 

3) Se dura più di 10 giorni è possibile si tratti di sinusite, cioè l’infiammazione dei seni paranasali, che sono le cavità ai lati del naso, con cui comunicano. “In questo caso si deve consultare il medico perché sarà necessario assumere antibiotici per due settimane”. 

4) Se la durata è compresa fra 6 e 9 giorni: consultare il medico solo se la secrezione nasale è striata di giallo o verde o se c’è tosse al mattino, infatti potrebbe trattarsi di una forma iniziale di sinusite. 

5) L’aerosol non serve, né in caso di rinite, né di sinusite, perché il farmaco iniettato attraverso tale via salta la via nasale. 

6) Spray o decongestionanti nasali: vanno usati solo se prescritti dal medico perché possono danneggiare la mucosa del naso. 

7) Quando finisce la convalescenza ed è possibile rientrare a scuola? “Nessuna limitazione, cioè il bambino può stare a scuola”. 

8) Se esce sangue dal naso: nessun problema, infatti la mucosa interna del naso infiammata è meno resistente ai traumi, che perciò possono con facilità rompere i piccoli vasi sanguigni che sono superficiali. Per arrestare il sangue basta stringere le narici con due dita per 5 minuti. 

9) “Se il bambino ha meno di un anno è necessario che i genitori gli tengano libero il naso, lavandogli le narici con acqua salata (si acquista in farmacia). Per instillare in modo corretto sia la soluzione salina, sia le gocce nasali, il bimbo andrà tenuto con la testa rivolta all’indietro, in modo che le narici siano allo stesso piano del torace”. 

10) Da non usare invece le pompette per aspirare le secrezioni: si rischia di asportare insieme al muco anche parti del rivestimento interno. 

(Fonte: Adnkronos Salute)