M&G: AAA cercasi meccanici, carpentieri, saldatori

    Ecco le figure più difficili da trovare secondo l’analisi della M&G, società specializzata nella fornitura di servizi in appalto alle aziende

    M&G

    C’era una volta… e c’è ancora. Il ciabattino, il fabbro, il fornaio, il robivecchi, lavori d’antan che vengono recuperati e riadattati alle nuove esigenze della società. Vecchi mestieri che tornano alla ribalta diventando attualissimi, soprattutto in periodi di crisi. Se da un lato, però, da parte delle aziende cresce la richiesta di queste figure, dall’altro non è semplice trovarle sul mercato. Ne hanno esperienza i professionisti dell’M&G, società specializzata nella fornitura di servizi in appalto alle aziende, ai quali non di rado è capitato di imbattersi nella necessità di dover cercare artigiani specializzati in compiti ormai rari come, per esempio, la tessitrice, la cucitrice di materassi e l’incastonatore di pietre preziose, figure dal sapore vintage che, però, le aziende stanno riscoprendo all’insegna della valorizzazione del made in Italy.

    Lavoro che c’è, competenze che mancano
    Secondo una stima fatta da Confindustria, nei prossimi tre anni sono circa 193 mila gli impieghi che saranno disponibili, in particolare, nell’ambito della meccanica, del tessile, della chimica, del legno-arredo e dell’alimentare. E la previsione è che addirittura un terzo delle figure richieste possa risultare “introvabile”. Stime che si ritrovano anche nelle analisi effettuate dall’M&G: meccanici, battilamiere, gommisti, elettrauto, carrozzieri sono tra le figure di più difficile reperibilità, già oggi. Una situazione generale, che riguarda tutto il Paese, a cui si affiancano poi specificità regionali. Nel sud, per esempio, c’è carenza di agenti di vendita, al centro si fa fatica a trovare sarte e parrucchieri, al nord saldatori e carpentieri. Sintomo di una situazione di scollamento tra domanda e offerta di lavoro, dovuta, probabilmente, a una impostazione culturale in cui le giovani generazioni tendono sempre più a “inseguire” occupazioni cosiddette “di concetto” e a formarsi sempre meno per svolgere mansioni manuali. A dispetto di quelle che sono e saranno le richieste, attuali e future, del mercato.

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