M&G, come (non) scrivere la lettera di presentazione

    Dalle malattie avute da piccoli, agli zii scomparsi in guerra. Le informazioni superflue, poco efficaci (e a volte controproducenti) per trovare un lavoro raccolte dai professionisti M&G

    M&G

    Come far capire a un selezionatore che si è la persona giusta per quel posto di lavoro? Il candidato perfetto per quella specifica posizione? Come si fa a colpire l’attenzione di un recruiter esperto abituato a vedersi passare sotto gli occhi centinaia di curriculum ogni giorno? Il segreto è una lettera di presentazione ben scritta: incisiva, chiara, originale. Il curriculum da solo non basta più. Quel freddo elenco di esperienze, luoghi, date e dati, deve essere accompagnato da un testo che aggiunga delle informazioni sulla propria personalità, che faccia capire al selezionatore come si è, cosa si vuole, a cosa si aspira. Compito per niente semplice, tant’è vero che lo strafalcione è dietro l’angolo…

    Il troppo stroppia
    Occhio innanzitutto alla sintesi: va bene raccontare le proprie esperienze e delineare un quadro della propria personalità, delle proprie passioni e dei propri interessi ma senza esagerare. Scendendo troppo nel dettaglio si rischia di aggiungere particolari della propria vita che oltre a non essere interessanti per il selezionatore, potrebbero risultare fuori luogo. Raccontare, per esempio, della propria infanzia, delle malattie avute o di quelle per cui si è stati vaccinati, del rapporto con i genitori o di parenti dispersi durante la guerra, non è certo fondamentale se si cerca un’occupazione come cameriere o responsabile di sala. E di lettere di presentazione così i selezionatori dell’M&G, ne hanno lette diverse. C’è chi per esempio, volendo evidenziare di essere una persona tollerante scrive: «fumo moderatamente e non mi sono mai lamentato di un non fumatore». O ancora chi, tra i propri progetti di vita, sottolinea di aspirare a fare l’eremita nei boschi… e poi si propone per un lavoro d’ufficio. E ancora chi, nella foga di presentarsi nel modo più esaustivo possibile, aggiunge dettagli sul proprio orientamento religioso, sessuale e politico. Indicazioni che dovrebbero assolutamente rimanere nella sfera della privacy. «Amo il venerdì sera e le notti fra alcol e musica», scrive un candidato che si propone come autista, mentre un altro sottolinea: «quando sento musica mi piace ballare con birra e sigarette». Insomma dettagli che di certo non sono utili per la ricerca del lavoro ma che anzi potrebbero risultare controproducenti. Così come sui generis risulta essere la lettera di presentazione “di coppia”, nella quale, sulla falsa riga dei social network, moglie e marito presentano insieme competenze ed esperienze candidandosi per un’occupazione che, ovviamente, comprenda entrambi.

    Insomma la lettera di presentazione è la classica arma a doppio taglio: se scritta male potrebbe compromettere la candidatura, se scritta in modo brillante può dare la possibilità di trovare il lavoro della vita.

     

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