M&G, l’esperto risponde. Curriculum e hobby: quando e come scriverne

    Quella degli hobby, è di sicuro la sezione più creativa e piacevole, ma potenzialmente più letale, all’interno del curriculum

    colloquio di lavoro

    È il biglietto da visita per eccellenza. Strumento accessibile a tutti, potenziale carta vincente per l’agognata assunzione e – perché no – per una migliore qualità della vita.

    Anni di studio e di esperienze, gavetta e successi, tutta una vita professionale sono lì, condensati sotto la voce curriculum vitae.

    Poche righe che racchiudono in modo formale emozioni, successi e tutti quei “no” che ci hanno reso più forti.

    A volte il recruiter se ne invaghisce, e mentre rallenta impercettibilmente la velocità di lettura pensa, accennando un sorriso: «Ci siamo, è quello giusto».

    Ma come spesso accade, sul più bello finisce l’incanto. Il recruiter arriccia le labbra, richiude il cv e lo inserisce nel database, dove resterà per un tempo indefinito, come un abito da sera dismesso che si ha pudore a gettare via.

    Il candidato, d’altro canto, penserà che tanto sono annunci finti, perché non è normale che non chiamano mai, e tutti saranno scontenti. Cos’è accaduto?

    Colpa del superfluo, di quelle inutili stonate note che sul finale hanno storpiato la melodia.

    Quella degli hobby, è di sicuro la sezione più creativa e piacevole, ma potenzialmente più letale, all’interno del curriculum.

    Sport e passioni raccontano di noi, di come scegliamo di investire il nostro tempo libero dandogli un valore aggiunto.

    Ci sono parametri generici che ogni recruiter conosce: sport individuali, ad esempio, indicheranno attitudine per ruoli individuali, risorse che possono convivere positivamente in un contesto di competizione o stress. Al contrario, in presenza di sport di squadra, o attività nel sociale, troveremo più facilmente risorse a proprio agio all’interno di un team, in grado di gestire in modo empatico ruoli e gerarchie.

    Eppure bastano poche parole fuori contesto, ed ecco il potere del superfluo coprire, come un’ombra nera, le sensazioni positive. Perché inserire, ad esempio, che si ama coltivare piante del nord America se poi ti candidi come corriere, scatenando nella vivace mente del selezionatore tutta una serie di scene  ispirate alla serie “Narcos”? Quale vantaggio otterrà la tua carriera se impieghi cinque righe a raccontare di quanto ami i setter o i gatti certosini?

    Gli hobby devono dire qualcosa in più su di noi, sul nostro modo di gestire il tempo e di relazionarci. Sono un piccolo aiuto per dire a chi ci sta scegliendo: «Io ho questa potenzialità. Se la sai vedere, potrò esserti utile, perché quello che cerchi fa parte di me».

    Dunque via libera all’inserimento di attività nell’ambito del volontariato e del sociale, agli sport ufficialmente riconosciuti, e non surreali del tipo «andare per i boschi in eremitaggio».

    Attenzione poi, a non confondere gli hobby con le soft skills, (caratteristiche trasversali e qualità umane a cui le aziende stanno dando sempre più peso), che andranno posizionate in una sezione apposita. Un conto è gestire lo stress, e un altro andare sui pattini.

    Dunque, se non siete certi di quello che realmente sia utile inserire, il consiglio è di saltare la sezione hobby e dedicarsi con autocritica a quella delle soft skills, che ci mostrano idonei e in linea con la mansione desiderata, senza cadere nella farsa.

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