M&G, l’esperto risponde. Il datore di lavoro 2.0

    Abilità, attitudini e richieste del “titolare contemporaneo”

    lavoro

    Le statistiche ufficiali, le segnalazioni degli uffici del lavoro e degli imprenditori sono impietose ed evidenziano un distacco drammatico tra le reali necessità del mondo del lavoro e quello variopinto dell’umanità in cerca di un’occupazione.

    Con un mercato del lavoro in rapida evoluzione e l’emergere di nuove figure professionali, diventa essenziale capire quali siano le competenze tradizionali (Hard Skills) e trasversali (Soft Skills), maggiormente richieste dal “datore di lavoro 2.0” e che sono spesso condizione indispensabile per l’occupabilità e il successo nella vita lavorativa.

    Se le hard skills sono le scontate competenze e capacità che il candidato deve avere, le Soft Skills rappresentano il vero valore aggiunto. E’ la crescente importanza del “saper essere“ in rapporto a quella del “saper fare”. In un ideale cahier de doleances, elenco dei dolori, di ogni titolare sono di sicuro in prima fila i seguenti:

    • ETICA DEL LAVORO (o come parlare in maniera forbita della voglia di lavorare)
      Diceva un grande intellettuale e grande anti italiano come Leo Longanesi: «L’italiano non lavora, fatica». Sono passati più di 50 anni da quel commento e impegnarsi e dare il meglio di sé, essere disponibili, avere iniziativa, motivazione, rispettare gli orari ed accettare le critiche, sembrano, allora come oggi, prerogative «geneticamente poco compatibili» con la mentalità italiana. La situazione diventa  ancora più paradossale se gran parte delle lamentele riguardano la tanto amata generazione dei Millennials (18-34). Alto livello di istruzione e voglia di lavorare non vanno d’accordo, nell’epoca dei “social”.
    • PROBLEM SOLVING (o della più italiana delle Soft Skills)
      Generalmente il problem solving viene definito come “l’arte di risolvere i problemi”. La verità è che non si tratta tanto di un metodo standard quanto di una filosofia con cui affrontare i problemi, trovando ogni volta una soluzione diversa e adeguata alla difficoltà che si affronta. Riorganizzare una brigata di cucina per un improvviso calo di personale richiede un approccio diverso dal gestire la mancata consegna del materiale in un magazzino. Si richiede quindi un atteggiamento mentale che unisca la capacità di analisi della situazione con quell’arte di arrangiarsi tanto cara a noi italiani.
    • Il LAVORO DI SQUADRA (o di come divide i compiti e moltiplica il successo)
      Il lavoro in team è ormai richiesto in quasi tutti i contesti lavorativi e collaborare con altre persone è esso stesso un lavoro nel lavoro. Nel gruppo le diversità di età, di genere sessuale, di etnia e di formazione culturale ed esperienza lavorativa, se ben armonizzate, possono essere una risorsa preziosa, una possibilità in più per raggiungere l’obiettivo. Qualsiasi datore di lavoro (evoluto) ha necessità che il dipendente si proponga in modo positivo ed empatico nei confronti dei colleghi. Noterà il suo autocontrollo e la sua capacità di non riversare i problemi personali su chi gli siede accanto e quella di mediare il legittimo desiderio di emergere con la necessità di condividere informazioni e risultati.
    • GESTIONE DELLO STRESS (o della fatica)
      Lavorare stanca”. Il titolo dell’opera di Cesare Pavese sembra scontato ma il mondo del lavoro è complesso e veloce e genera un continuo senso di incertezza. Lavorare mette spesso le persone a dura prova in termini di aspettative personali, risultati da raggiungere ed equilibrio tra vita lavorativa e vita privata. Avere un collaboratore in grado di gestire questi momenti di forte pressione psicologica e fisica è indispensabile.
    • MULTITASKING (o del lavoratore che si fa in quattro)
      Quella del lavoratore multitasker o per meglio dire “multidisciplinare” è senza dubbio la figura più richiesta dalla maggioranza dei datori di lavoro in quanto consente di utilizzare la stessa figura per compiti e mansioni diverse e complementari. Avere un collaboratore con esperienze lavorative in ambiti diversi è diventato un punto di forza nella cucina di un ristorante come in una ditta di sviluppo software.

    Al di là comunque delle tante aspettative dei datori di lavoro quello che emerge con forza è il desiderio di avere collaboratori che capiscano l’importanza dell’opportunità di lavoro che viene offerta, che sappiano andare oltre il seppur giusto fattore economico. Persone che capiscano, soprattutto i più giovani e i troppo selettivi, che è fondamentale fare esperienza e costruire passo dopo passo il proprio percorso lavorativo. Qualcuno che non pensi, come diceva Oscar Wilde, che «il lavoro è il rifugio di chi non ha nulla di meglio da fare».

    Paolo Lodovici
    Emanuela Sacco
    (recruiter M&G)

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