M&G, l’esperto risponde. Inquadramento dei lavoratori e mansioni

    Il Consulente del lavoro dell'M&G, società specializzata in servizi in appalto per le aziende, fa una panoramica sull'organizzazione del mondo del lavoro

    M&G

    Le mansioni indicano le concrete attività per le quali il lavoratore è stato assunto; dal raggruppamento di mansioni omogenee si individuano le qualifiche dei lavoratori, le quali sono a loro volta raggruppate in categorie che corrispondono ai vari livelli che si attribuiscono ai lavoratori in fase di assunzione.

    In particolare, le mansioni indicano l’insieme dei compiti operativi che il lavoratore deve eseguire: sono sempre individuate dal contratto di lavoro e il lavoratore deve essere necessariamente adibito alle mansioni per le quali è stato assunto.

    La qualifica, invece, determina tanto lo status del lavoratore in azienda quanto il suo trattamento economico. Mentre le mansioni sono più specifiche, le qualifiche sono distribuite in quattro categorie: dirigenti, quadri, impiegati e operai (si rinvia alla contrattazione collettiva per l’individuazione dei criteri di appartenenza).

    I dirigenti ricoprono una posizione che implica un elevato grado di professionalità, di gestione e di autonomia nelle scelte. La figura è legata alla proprietà da un vincolo fiduciario e segue tutta una sua disciplina sul lavoro (in materia di licenziamento e orario di lavoro): per questo godono di benefit e un miglior trattamento economico. I quadri, invece, sono per lo più di impiegati con funzioni direttive per cui sono una figura intermedia.

    Gli impiegati poi prestano la propria attività con funzione di “collaborazione”, di concetto o di ordine, e non costituiscono semplice manodopera: è di concetto chi ha una maggiore facoltà di iniziativa personale; è d’ordine chi è privo di qualsiasi autonomia.

    Infine, è operaio chi svolge attività di natura manuale.

    Per venire incontro alle moderne esigenze del mercato, però, la contrattazione collettiva ha introdotto un sistema di inquadramento unico dei lavoratori. Attraverso tale sistema si è inteso superare la ormai obsoleta distinzione tra impiegati e operai, per cui vi potranno essere operai inquadrati a un livello maggiore di impiegati.

    Ad oggi, in virtù del suo potere organizzativo, il datore di lavoro può certamente modificare le mansioni del lavoratore (jus variandi): il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è assunto o a quelle corrispondenti all’inquadramento successivamente acquisito, o a mansioni riconducibili allo stesso livello e categoria legale di inquadramento delle ultime effettivamente svolte.

    Può dunque essere assegnato a mansioni superiori ed in tal caso ha diritto ad una maggiore retribuzione (e, generalmente, l’assegnazione diventa definitiva dopo 6 mesi).

    Infine, è legittima l’assegnazione a mansioni inferiori in caso di modifica degli assetti organizzativi aziendali; le nuove mansioni però devono comunque appartenere alla medesima categoria (un impiegato di un dato livello può essere assegnato a mansioni di livello inferiore purché continui a fare l’impiegato: non può scendere al livello inferiore per fare l’operaio). Senz’altro, nel caso di assegnazione a mansioni inferiori il lavoratore ha diritto alla conservazione dei diritti già acquisiti.

    È possibile l’assegnazione a mansioni inferiori se è concordata e se l’accordo persegue l’interesse del lavoratore alla conservazione del posto di lavoro, all’acquisizione di nuova professionalità o al miglioramento delle condizioni di vita.

    Fabio Favale
    (Consulente del lavoro M&G)

     

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