M&G, l’esperto risponde. La Naspi nobilita l’uomo?

    Come funziona la Nuova Assicurazione sociale per l’Impiego, chi ne ha diritto e che problemi può generare al mondo dei recruiter

    Quando nel 2015 il Jobs Act introduce la Naspi (Nuova Assicurazione sociale per l’Impiego) come indennità ai lavoratori dipendenti in caso di cessazione involontaria dell’attività lavorativa, le intenzioni sono di certo le migliori.

    Dal 2015 si associa a quest’ultima, l’assegno di ricollocazione erogato dall’ANpAl (Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del lavoro). L’erogazione dell’assegno (sotto forma di voucher), è finalizzata a un servizio di assistenza intensiva, dedicato a una più rapida ricollocazione da parte di enti preposti, come i Centri per l’Impiego, e solo con la Finanziaria 2019, viene limitato a un periodo massimo di quattro mesi dall’inizio della percezione della Naspi. Garantire un tenore di vita dignitoso a chi, contro la propria volontà perde il lavoro, inserendolo in un programma di riqualificazione e reinserimento lavorativo è di certo un decreto legislativo buono e giusto.

    Nel resto d’Europa funziona così: il Centro per l’Impiego contatta in tempi brevi il disoccupato, proponendo tre colloqui in linea con le competenze maturate. Il candidato accetta, si ricolloca. Il candidato rifiuta per tre volte? Perde definitivamente il sussidio. Meccanismo perfetto.

    Ma l’Italia, si sa, è un Paese pieno di risorse, e fatta la legge ecco trovato l’inganno. La prima falla di questo sistema, è infatti insita nel fatto che, nel nostro Paese, le proposte arrivano nel 99 per cento dei casi dal settore privato, proposte di cui i Centri per l’Impiego resteranno all’oscuro, così come dei relativi rifiuti alle offerte di lavoro, continuando a erogare in tal modo l’assegno (che, ricordiamo, può arrivare fino ad un massimo di  1.328,76 euro al mese).

    E’ ormai conclamato che, dal 2016, il numero dei lavoratori dimessi per giusta causa è aumentato in modo esponenziale (circa del 30 per cento). A monte di questo fenomeno, esiste un documento di interpello (n. 13/2015), diramato dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali  in relazione alla possibilità di poter concedere la NASpI  nei confronti di quei lavoratori licenziati per motivi disciplinari, anche nei casi in cui il lavoratore abbia accettato l’offerta economica propostagli dal datore nella conciliazione agevolata. In pratica, l’indennità viene riconosciuta anche nelle ipotesi in cui il lavoratore – ricorrendo una giusta causa – decida di interrompere il rapporto di lavoro.

    Ed è qua, che l’italico “lavoratore” di sordiana memoria, darà il meglio di sé, iniziando il circo di ritardi, malattie rare e misteriose a ridosso del fine settimana, per concludere con il gran finale dell’assenza ingiustificata e successivo dovuto licenziamento per giusta causa a seguito dei richiami d’obbligo.

    Per il ministero del Lavoro infatti: «Appare conforme al dato normativo, specie in ragione della nuova formulazione, considerare le ipotesi di licenziamento disciplinare quale fattispecie della c.d. “disoccupazione involontaria” con conseguente riconoscimento della NASpI».

    Conseguenza dello stato dei fatti è la rinuncia purtroppo ormai giunta a livelli allarmanti, a fronte delle offerte di lavoro, che recruiter e imprenditori si trovano quotidianamente a dover affrontare.

    Il fenomeno appare massiccio specialmente nel settore delle occupazioni part time come ad esempio il settore dei contact center  e in modo importante tra il personale femminile.

    La soluzione? Magari averla a portata di mano, ma un passo in avanti potrebbe essere l’attuazione di un Jobs Act più flessibile, che contenga i costi alle imprese quando un dipendente non risulti idoneo, e una verifica capillare da parte dei Centri per l’Impiego.

    Nel frattempo, gli operatori dell’articolato mondo delle Risorse Umane, a fronte delle proposte di lavoro, continueranno a infrangere le proprie energie in risposte del tipo: «Mi dispiace, ma lo stipendio che mi propone è pari alla Naspi che percepisco. Ci sentiamo tra sei mesi, mi capisce, non è vero?».

    Cristina Capograssi
    (Recruiter M&G)

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