M&G, l’esperto risponde. L’ispezione tra imparzialità e contraddittorio

    Dal consulente del lavoro dell'M&G una panoramica sui doveri degli ispettori del lavoro e i diritti delle aziende sottoposte a ispezione

    M&G

    Tra i lacci e lacciuoli della burocrazia italiana e il complesso tessuto normativo, composto da numerosi (e mai del tutto chiari) decreti che spesso imbrigliano il mondo del lavoro, s’inseriscono alcuni strumenti che mettono al riparo le imprese dal possibile potere arbitrario che potrebbe insinuarsi tra chi svolge compiti di vigilanza sul lavoro.

    L’attività di vigilanza in materia di lavoro è regolata principalmente dal D. Lgs. n. 124/2004, oltre che dal più recente D. Lgs. n. 149/2015 che ha istituito, dal 1° gennaio 2017, l’Ispettorato Territoriale del lavoro al fine di unificare sotto un’unica guida i servizi ispettivi di Inps, Inail e ministero del lavoro.

    Compito degli ispettori, che assumono funzione di polizia giudiziaria, è vigilare sulla corretta esecuzione di tutte le leggi poste a tutela del rapporto di lavoro, nonché in materia di previdenza sociale, assicurazione obbligatoria e salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, garantendo altresì il pieno rispetto dei contratti collettivi nazionali. Per cui possono procedere a ispezioni – generalmente muovendosi da segnalazioni o da indagini d’ufficio – per accertare violazioni ed eventualmente sanzionarle (anche diffidando il datore di lavoro a regolarizzare condotte sanabili).

    Alla conclusione del primo accesso in azienda essi sono tenuti a rilasciare un verbale, detto appunto di “primo accesso ispettivo”: un momento essenziale per una corretta impostazione del diritto alla difesa del datore di lavoro, che può rilasciare dichiarazioni e può anche avvalersi dell’assistenza di professionisti quali avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro. In questa fase gli ispettori – dopo aver esibito il tesserino – identificano e ascoltano i lavoratori rinvenuti sul luogo di lavoro, osservandone le modalità di impiego e riportando tutto, scientemente, in verbale, quindi invitano a presentare la documentazione che più ritengono utile alle indagini (unilav, contratti individuali di lavoro, libro unico, durc, autoliquidazione inail, giustificativi di assenze o rimborsi spesa, etc.) per un determinato periodo ed entro un termine stabilito.

    In seconda battuta possono chiedere ulteriore documentazione ad integrazione della precedente (mediante il cosiddetto “verbale interlocutorio”) oppure procedere ad un “verbale di accertamento e notifica” contenente l’esito dell’accertamento, le fonti di prova degli eventuali illeciti riscontrati, la diffida a sanare talune condotte con le relative modalità di estinzione agevolata e gli strumenti di difesa attivabili dal datore di lavoro (a chi fare ricorso ed entro quando).

    Singolare è il nuovo Codice di comportamento degli ispettori del lavoro emanato dal ministero del Lavoro con DM del 15 gennaio 2014. Si tratta di una serie di linee guida che il personale deputato alla vigilanza deve assolutamente rispettare durante tutte le fasi di indagini.

    In particolare, si sottolinea il dovere solenne che questi devono perseguire nello svolgere le proprie funzioni: ogni attività deve perciò essere improntata ai valori di imparzialità, obiettività, efficienza, riservatezza professionale e trasparenza; né mai un ispettore può utilizzare un linguaggio inappropriato e manifestare avversione o giudizi di alcun tipo verso l’azienda. Occorre mantenere una certa discrezione e persino porsi al riparo da riflettori e organi di stampa.

    Obiettivo è vietare qualsiasi azione arbitraria o viziata da faziosità che può inficiare non solo sul rispetto reciproco tra ispettore e ispezionato ma danneggiare irreversibilmente l’impresa e perfino il lavoratore.

    Fabio Favale
    (Consulente del lavoro M&G)

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