M&G, l’esperto risponde. Quali sono i requisiti degli Enti bilaterali?

    Sono organi cui la legge assegna una pluralità di funzioni pubbliche che le parti sociali esercitano congiuntamente. Bilateralità e rappresentatività sono tra le prime caratteristiche

    M&G

    Gli Enti bilaterali sono stati ideati dal Legislatore per realizzare in maniera concreta, efficace e propositiva tutta una serie di azioni a favore del mondo del lavoro. Non solo. Confrontandosi continuamente con le diverse realtà del territorio, gli Enti bilaterali, hanno anche la prerogativa, operando sempre all’interno della cornice giuridica, di promuovere nuove pratiche e individuare gli strumenti per conseguirle.

    Negli anni, questi organismi sono stati oggetto di numerose critiche e perplessità sulla loro legittimità. Questo intervento, non vuole prendere parte a questo dibattito, che si rimanda ad autori ben più autorevoli di chi scrive, ma ha il modesto proposito di fare alcune osservazioni sui requisiti che qualificano gli Enti bilaterali.

    Partiamo dalla definizione.

    In base all’art. 2, comma 1, lett. h), del d.lgs. n. 276/2003, sono Enti bilaterali quegli organismi «costituiti a iniziativa di una o più associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative, quali sedi privilegiate per la regolazione del mercato del lavoro», attraverso una pluralità di funzioni.

    Innanzitutto, è necessario fare chiarezza su un possibile equivoco: la lettera H dell’art. 2, non può interpretarsi nel senso che l’Ente bilaterale possa essere creato da una sola associazione, ovvero da associazioni solo di datori di lavoro o solo di lavoratori.

    Al contrario, il legislatore individua nel concetto di bilateralità, con annesso quello di rappresentatività in termini comparativi, i requisiti indispensabili per costituire gli Enti bilaterali.

    Il requisito di bilateralità, pertanto, è soddisfatto dalla presenza di almeno una «associazione dei datori di lavoro», oltre che la presenza di almeno una «associazione di lavoratori».

    In altre parole, gli Enti bilaterali sono organi cui la legge assegna una pluralità di funzioni pubbliche, che le parti sociali esercitano congiuntamente.

    Invece, il requisito della rappresentatività delle organizzazioni sindacali e datoriali, in termini maggioritari e/o comparativi, si presta ad equivoche interpretazioni. Ancora oggi, mancano criteri oggettivi che consentano di valutare in modo logico e giuridicamente ineccepibile, la consistenza delle parti.

    Detta valutazione, presente in numerosi provvedimenti legislativi, è definita sulla base di determinanti e qualificati indici, quali: consistenza numerica degli associati; significativa presenza territoriale sul piano nazionale; attività di tutela di interessi individuali e collettivi con particolare riferimento agli interessi collettivi.

    Tuttavia, la consistenza numerica è di difficile verifica, perché si ritiene comunemente che il principio della libertà sindacale precluda all’amministrazione la possibilità di effettuare indagini sulla veridicità dei dati forniti dai sindacati relativamente al numero degli iscritti.

    Anche l’indicatore costituito dalla diffusione delle strutture organizzative non offre elementi di certezza. Nel senso che tale indice va inteso sì, in un’adeguata distribuzione sul territorio, ma non è specificata l’obbligatorietà sulla totalità di esso, né è specificata quale presenza sia da considerare minima. Ne consegue che tale indicatore non esige lo svolgimento di attività in ogni zona del territorio nazionale.

    Comunque sia, il requisito della rappresentatività in termini comparativi, allo stato attuale, viene verificato sulla base dei dati forniti dalle parti sociali relativa al numero degli associati e sulla presenza dislocata sul territorio nazionale, oltre che l’essere portatrici degli interessi dei vari gruppi professionali.

    Ma come è possibile sapere se un Ente bilaterale soddisfa i requisiti richiesti dalla legge?

    La circolare n. 4 del 12/02/2018 dell’INL pone l’attenzione sugli pseudo enti. Ci sono enti, infatti che, pur essendo totalmente privi dei requisiti, reclamizzano la possibilità di certificare il contratto di lavoro o di appalto. L’Ispettorato Nazionale del Lavoro spiega che nel momento in cui tali requisiti siano carenti – «e quindi l’Ente sia costituito da organizzazioni datoriali o sindacali non aventi, per ciascuna parte, il requisito della maggiore rappresentatività in termini comparativi – l’Organismo non può ritenersi un Ente bilaterale abilitato a svolgere le attività indicate dal citato art. 2, lett. h), D.Lgs. n. 276/2003».

    Tuttavia la circolare è priva di qualsivoglia indicazione utile a consentire, allo stesso personale ispettivo, di operare una valutazione oggettiva dei requisiti richiesti.

    Con quale criterio gli organi ispettivi possono procedere e contestare la titolarità ad agire?

    Ma al di là dell’attività ispettiva, se un’azienda o un lavoratore volessero usufruire dei servizi di un Ente bilaterale, come possono sapere se l’Ente X possiede i requisiti di bilateralità e rappresentatività in termini comparativi?

    In quale segreto elenco sono custoditi i soggetti abilitati? Ma esiste un elenco? C’è un qualche accreditamento e/o autorizzazione? Forse in qualche pagina del sito del MISE?

    Niente di tutto questo. L’unico modo, ad oggi, per ottenere tali informazioni, è richiederle all’Ente stesso. In realtà, molti Enti bilaterali, nei loro siti internet hanno delle pagine dove espongono i loro requisiti.

    Per concludere, in attesa di un’effettiva individuazione di strumenti e procedure atte a realizzare il concetto di «organizzazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale» e, consapevoli che tale argomento suscita discussioni e contrasti tanto nelle pronunce della giurisprudenza, quanto negli orientamenti  e nelle opinioni degli attori coinvolti, l’indicazione che si ritiene più utile offrire, è quella di richiedere agli Enti bilaterali di poter visionare la seguente documentazione:

    • atto di costituzione dell’Ente bilaterale stesso;
    • copie dei protocolli di adesione sia della parte datoriale sia sindacale, dalla quale, poi, è possibile dedurre la rappresentatività in termini comparativi.

    Fabrizio Marras
    (Responsabile Ufficio Certificazioni M&G)

    Annunci

    LASCIA UN COMMENTO

    Please enter your comment!
    Please enter your name here

    20 − 17 =