M&G Holding, maschere bianche accusate di tentata estorsione, diffamazione, lesioni personali e non solo..

Tentata estorsione, diffamazione, lesioni personali, violenza privata, imbrattamento, travisamento e chi più ne ha, più ne metta. Questi i capi di accusa per il gruppo di giovani attivisti con maschere bianche in volto e megafoni che hanno dato vita ad incursioni in varie attività lavorative tra cui la sede M&G Holding di Bologna.

Il video dell’incursione nella sede di Bologna fu poi pubblicato su una pagina facebook denominata “Padrone di Mer..” (facendo immediatamente il giro del web anche in altre pagine) mettendo in cattiva luce l’azienda del presidente Luca Gallo, non solo agli occhi delle diverse società che usufruiscono dei servizi della M&G Holding, ma anche dei tifosi della Reggina, squadra professionista di cui Gallo è il massimo dirigente, arrecando così un danno d’immagine incommensurabile.

Il gruppo di attivisti, capaci semplicemente di celarsi dietro delle maschere bianche, tutti tra i 24 e i 37 anni, hanno ricevuto le notifiche dei provvedimenti proprio qualche giorno fa. Le misure, disposte dal Gip di Bologna Sandro Pecorella su richiesta del Pm Antonio Gustapane, sono state eseguite dalle Digos di Bologna e Lucca. Le indagini riguardano diversi episodi, anche a carattere violento, nel corso dei quali gli indagati hanno preso di mira esercizi commerciali, società o cooperative di serviziper asserite somme di denaro non versate a dipendenti o presunte inadempienze contrattuali”.

Una “precaria della scuola”, una “ex dipendente di un centro estetico”, una “ricercatrice precaria“ e altri membri del gruppo sono finiti sul banco degli accusati, colpiti da cinque divieti di dimora e un divieto di avvicinamento a uno dei locali oggetto delle proteste, ma nelle indagini rientrano ben diciannove persone denunciate a varie titolo.

LA LEGA ATTACCA E CHIAMA IN CAUSA IL MINISTRO LAMORGESE

Forte dell’implicito collegamento tra il gruppo delle maschere bianche e il collettivo Hobo, è il mondo dell’opposizione bolognese ad attaccare, chiedendo reati associativi e chiamando in causa il Viminale.

“Il ministro Lamorgese intervenga chiudendo “Hobo” e altri collettivi i cui componenti si sono resi responsabili di atti gravi e il sindaco Merola si decida a tutelare la legalità“. Cosi la senatrice bolognese Lucia Borgonzoni che chiede l’intervento del ministero dell’Interno nei confronti degli attivisti.

L’ex consigliere regionale della Lega Michele Facci afferma che sono gravissime le contestazioni della Procura della Repubblica e chiede che vengano contestati i reati associativi anche a coloro che verranno giudicati colpevoli.