Migranti, Conte: «Accordo di Malta storico. Salvini non sia geloso»

Il premier, in un'intervista a Skytg24, commenta il recente accordo di Malta sui migranti e risponde alle critiche del leader della Lega

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Il premier, Giuseppe Conte, a New York per via del suo intervento all’Assemblea Onu sui problemi del clima, risponde alle critiche ricevute da Matteo Salvini e loda l’accordo raggiunto a Malta sui migranti: «Salvini non deve avere gelosia e invidia, abbiamo compiuto un passo avanti storico, che non era mai successo prima – spiega in un’intervista a Skytg24 – Se si difende l’interesse italiano bisogna guardare al risultato, non bisogna guardare a chi lo ottiene e chi non lo ottiene». Soprattutto, aggiunge Conte, il passo avanti fatto è stato quello di ottenere più disponibilità nei confronti del governo da parte di rappresentati di altri Stati sull’immigrazione: «In questo momento c’è, ed è stata anche annunciata da parte degli atri Paesi europei, una grande disponibilità nei confronti di questo Governo, di questo progetto politico che abbiamo solennemente annunciato agli italiani e al Parlamento. Abbiamo molta credibilità in Europa, perché ci sono grandissime aperture che ci sono state anticipate e oggi ne raccogliamo i primi frutti. Attenzione però: non ci possiamo considerare appagati».

Tutelare chi viaggia per disperazione
C’è ancora molto lavoro da fare, sottolinea il premier: «Questo primo passaggio di Malta segna una svolta significativa, ma abbiamo ancora tanto da fare lungo la linea di una regolazione dei flussi migratori e di contrasto alla migrazione clandestina». In particolare, spiega Conte, gli sforzi dovrebbero essere concentrati sulla tutela di chi sceglie di intraprendere viaggi così pericolosi per disperazione: «Se si conosce la realtà libica si comprende che dovremmo concentrare i massimi sforzi per tutelare queste persone, perché queste persone che si avviano per mare lo fanno per disperazione, sono sfruttate da trafficanti che le avviano su imbarcazioni di fortuna a dei pericoli. Molti sono morti nel Mediterraneo e lo dobbiamo evitare. Quel meccanismo europeo ci servirà per gestire meglio un aspetto dell’intero fenomeno, dovremo evitare che sia un fattore incentivante. Non vogliamo nuovi percorsi della morte».

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