Migranti, Uecoop: per 1 italiano su 5 vanno accolti tutti

E intanto il vicepremier Salvini ribadisce: «I porti italiani restano chiusi». Mentre Cei e Comunità di S. Egidio lanciano un appello: «Soccorso e solidarietà sono un obbligo morale per tutti i cristiani»

Per 1 italiano su 5 bisognerebbe accogliere tutti i migranti senza restrizioni perché scappano da situazioni difficili, mentre per il 56 per cento bisognerebbe accettarne solo una quota prefissata respingendo o mandando in altri Paesi europei quelli in eccesso. Mentre sui giornali s’infiamma il dibattito sull’accoglienza in relazione alla gestione degli sbarchi e viste le ultime tragedie del mare avvenute al largo della Libia, un’indagine realizzata da Uecoop/Ixè fotografa l’atteggiamento dei nostri connazionali nei confronti dei grandi flussi di stranieri in arrivo dall’Africa, dall’Asia e dal Medio Oriente.

Secondo i dati raccolti dall’Unione delle cooperative, gli italiani sono sostanzialmente moderati: a fronte di un 21 per cento a favore dell’accoglienza senza se e senza ma, c’è una fetta altrettanto grande (sempre 21 per cento) che invece è per il blocco totale delle frontiere. Ma la tendenza – spiega Uecoop – è per una gestione ragionata del fenomeno con 8 italiani su 10 per i quali i migranti accolti nel nostro Paese dovrebbero svolgere un periodo di lavoro volontario gratuito e seguire corsi di lingua italiana in modo da favorire l’integrazione.

La posizione di Salvini
E intanto il ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, ospite a “Mattino 5” su Canale 5, ribadisce la sua posizione: «Più persone partono, più ne muoiono. Li salviamo in mare e poi li riportiamo indietro, come ha fatto la Guardia costiera libica. Chi veramente vuole il bene del continente africano e della sicurezza dei cittadini italiani, fa di tutto per evitare che i trafficanti di esseri umani continuino nei loro loschi affari. I porti italiani per i trafficanti sono e rimangono chiusi».

L’appello di Cei-S.Egidio
E sull’argomento sono intervenute anche la Cei e la comunità di Sant’Egidio, lanciando assieme alla Federazione Evangelica e alla Tavola Valdese un appello comune sull’immigrazione, in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Il documento affronta anche il nodo specifico dei salvataggi in mare: «Mentre si cerca il consenso europeo su queste misure, occorre garantire il soccorso in mare, che non può ridursi a una politica di respingimenti o di semplici chiusure. I migranti non possono essere vittime tre volte: delle persecuzioni, di chi li detiene in campi che, come varie volte attestato dall’Onu, non tutelano i diritti umani essenziali e di chi li respinge in quegli stessi campi e in quelle umiliazioni». Infatti, «per noi cristiani, come per ogni essere umano, omettere il soccorso a chi giace sulla strada o rischia di annegare è un comportamento di cui si può solo provare vergogna. Per questo chiediamo un potenziamento delle attuali attività di soccorso, rese dai mezzi militari, dalla Guardia Costiera e dalle Ong, nel rispetto delle norme del mare e del diritto umanitario».

 

 

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