Mini naja, via libera della Camera al servizio militare (volontario)

Il provvedimento reintroduce un periodo di formazione per i neo-maggiorenni, da svolgere presso le Forze armate. Si tratterà di un percorso semestrale rivolto a ragazzi tra 18 e 22 anni. Ecco come funzionerà e le principali reazioni

mini naja

Torna il servizio militare. Incubo per generazioni di neo-maggiorenni che dopo la maturità, per rimandare l’appuntamento con la naja, dovevano impegnarsi negli studi universitari, trovare un lavoro o diventare obiettori. Era il 2005 quando la leva obbligatoria fu abolita e gli eserciti divennero composti da “professionisti”. Ora si cambia nuovamente. La Camera ha infatti dato l’ok (unici a votare “no” i deputati del gruppo “Liberi e Uguali”), a un disegno di legge che introduce percorsi formativi, per giovani tra 18 e 22 anni, da svolgere in ambito militare. Si tratta di un progetto sperimentale (per il 2020 e il 2021), su base volontaria.

Ma come sarà strutturata quella che è stata già battezzata “mini naja”?
Sarà un’infarinatura generale – di sei mesi – con cui i ragazzi potranno apprendere le basi fondanti delle Forze Armate: difesa della Patria, protezione delle istituzioni democratiche, ordinamento militare. Ma il periodo di formazione avrà anche un approccio meno “classico”: chi parteciperà conoscerà gli strumenti e le tecnologie con cui le Forze Armate garantiscono la cybersicurezza dello Stato. Per candidarsi basterà essere cittadini italiani, maggiorenni, godere dei diritti civili e politici, avere la fedina penale pulita e aver conseguito almeno la maturità.

Tre gli step: corsi teorici (anche in modalità e-learning), permanenza presso caserme e centri di addestramento, una parte “pratica”. Percorsi che saranno proporzionali a età e livello d’istruzione dei ragazzi. Nessuna retribuzione per chi presterà servizio ma due benefit: un attestato con la qualifica di ufficiale di riserva di complemento – spendibile anche sul mercato del lavoro – e dei crediti formativi (fino a 12), che entreranno nel curriculum accademico degli universitari.     

Il parere politico
Un provvedimento, questo, fortemente voluto da Forza Italia. «L’idea è di riavvicinare i giovani al mondo delle Forze armate – sottolinea l’onorevole “azzurro” Matteo Perego di Cremnago, primo firmatario del testo – perché crediamo che queste, assieme a scuola e famiglia, possano formare i ragazzi, ripristinando certi valori che oggi si sono un po’ diluiti. Un percorso, di cui va sottolineato il carattere volontario, dall’impronta militare ma dal profondo valore civico. Che amplia l’addestramento classico con un approccio più attuale, dato dall’attenzione alla sicurezza informatica».

Di parere contrario (ma non radicalmente opposto) l’onorevole di Sinistra Italiana Erasmo Palazzotto, uno dei dieci deputati che hanno bocciato la proposta. Il problema non è tanto lo spirito della legge quanto i suoi contenuti: «Utilizzare le Forze armate come strumento di formazione, anche civica – ci dice – non è del tutto sbagliato. Ma ci sono due elementi che rendono impossibile il voto a favore». Quali? «Da un lato – spiega Palazzotto – impedire l’accesso a chi non ha la cittadinanza italiana: un principio discriminatorio. Prendiamo il caso dei ragazzi nati in Italia da genitori stranieri: sono cresciuti qui, studiano qui eppure, ad oggi, non potranno candidarsi. Seconda nota stonata è aver inserito requisiti generici come la fedeltà alla Costituzione e l’assenza di comportamenti contrari alla sicurezza interna: non ci sono parametri certi di valutazione né un’autorità competente a giudicare; è tutto arbitrario».

Il parere dei diretti interessati
Ora manca il passaggio al Senato e le cose potrebbero cambiare (proprio sul secondo punto toccato da Palazzotto pare che la maggioranza voglia apportare delle correzioni). Nel frattempo, i rappresentanti degli studenti protestano già contro la legge che sarà. «Noi vogliamo studiare dentro scuole e università pubbliche – dice Giacomo Cossu, coordinatore nazionale di Rete della Conoscenza – non nelle basi militari». Gli fa eco Enrico Gulluni, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari: «Non possiamo accettare che venga introdotta un’attività di leva militare, per giunta a titolo gratuito ma pagata con dei crediti formativi».

Ma siamo sicuri che i diretti interessati siano compatti nella protesta?
Tutt’altro: sono spaccati a metà. Secondo un sondaggio effettuato dal portale Skuola.net – su 4mila ragazzi under22 – all’indomani del via libera da parte della Camera, il 47% di loro non vedrebbe di cattivo occhio fare un’esperienza del genere. Tra le ragioni che li spingono a promuovere il provvedimento soprattutto la voglia di avere un inquadramento attraverso la disciplina, rimettendo al centro i valori.