Ministero e Unesco danno i numeri (diversi) sulle aree protette

L'Unesco riconosce nuove riserve biosfera in Italia. Ma quante sono? Il ministero dell'Ambiente ne conta tre e l'Unesco stessa solo due

Unesco

La notizia certa è che il numero delle riserve biosfera italiane è aumentato, quella meno certa è quante siano adesso. Ministero dell’Ambiente e Unesco, infatti, sembrano non concordare sul saldo finale: uno dice 18, l’altro dice 17.

Qualche giorno fa, a Palembang, in Indonesia, la trentesima sessione del Consiglio del Programma internazionale uomo e biosfera dell’Unesco ha proclamato riserve biosfera Ticino Val Grande Verbano, Valle Camonica-Alto Sebino e Monte Peglia. A darne notizia è stato direttamente il ministero con una nota ufficiale in cui annunciava le «tre» nuove riserve. Lo stesso ministero dell’Ambiente, entrando nel dettaglio, spiega poi che «la  Valle Camonica-Alto Sebino coinvolge 45 Comuni lombardi, per una superficie totale di oltre 130 mila ettari. Il Monte Peglia include 4 Comuni della Provincia di Terni, in Umbria, con una superficie di oltre 40 mila ettari» mentre «il Ticino Val Grande Verbano consiste in un ampliamento della riserva Valle del Ticino e interessa una superficie di oltre 300 mila ettari di territorio, che abbraccia 217 Comuni della Lombardia e del Piemonte».

Dunque Val Grande Verbano non è una nuova riserva ma un ampliamento della Riserva Ticino. Lo spiega il ministero sul suo sito e lo dice anche l’Unesco (che infatti parla di «due» nuove riserve e un’estensione). La cosa curiosa è che, alla fine dei conti, mentre il dicastero dell’Ambiente annuncia trionfalmente che «le riserve italiane riconosciute dall’Unesco salgono a 18», l’Unesco a sua volta annuncia (e scrive sul sito) che «le riserve italiane della biosfera salgono a 17». Insomma uno è di manica larga e l’altro parsimonioso.

Al di là dei numeri, si tratta di  un riconoscimento internazionale importante per l’Italia e una garanzia per la conservazione e la valorizzazione di queste zone. «Le aree protette rappresentano il capitale naturale su cui investire, sia in termini sociali, sia in termini di ricerca sia, per quanto possibile, in termini economici legati alla sostenibilità», ha commentato il ministro Sergio Costa.

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