Moda, mercato in espansione e nuove opportunità lavorative

Cresce l'export, Ii made in Italy è sinonimo di prestigio. L'esperienza di Simone Racioppo, fashion designer di origini abruzzesi che oggi lavora nell'alta moda

Dati in crescita per il settore tessile italiano all’estero: secondo le ultime elaborazioni Smi-Liuc, infatti, nel corso del 2017 si è avuta una crescita media annua del 3,5 per cento, sfondando così i 30,5 miliardi di euro. Sotto il profilo merceologico, la prestazione migliore l’ha segnata la maglieria con una crescita dell’ 8,8 per cento seguita a ruota dalla calzetteria che ha segnato un +5,3 per cento.

Dal punto di vista geografico, l’export nei paesi dell’Unione europea è salito del 4 per cento con capofila Germania e Francia mentre gli Usa dominano il mercato destinato agli stati extra-Ue (+2,9 per cento).

Arrivando al 2018 l’indagine campionaria di Sistema Moda Italia ha stimato un fatturato per il primo trimestre pari a +1,5 per cento confermato anche dalla maggioranza degli imprenditori intervistati: il 73,2 per cento, infatti, prevede una stabilità nel trend di crescita.

Obiettivo lavoro
Un mercato dunque in forte espansione che apre nuove opportunità di lavoro e nuove professioni nel mondo della moda in grado di coniugare tradizione e innovazione: dal designer della moda, figura professionale capace di seguire tutte le fasi della realizzazione di un capo, dalla ideazione alla promozione finale; al cool hunter, il cosiddetto “cacciatore di tendenze”. E poi c’è il vintage specialist, lo specialista che guarda al passato riadattando le tendenze di un tempo alle esigenze del mercato attuale.

Simone Racioppo

L’esperienza di chi ce l’ha fatta
Simone Racioppo, fashion designer di origini abruzzesi e ormai noto anche all’estero (autore tra l’altro di un abito per Laura Pausini),  già all’età di 6 anni disegnava abiti da sposa sui banchi di scuola. Oggi lavora nell’alta moda. «Ho frequentato l’Istituto di moda Burgo a Pescara-. racconta Racioppo a Momento Italia – Credo che lo studio vada di pari passo con passione, talento e tanta caparbietà e volontà di voler emergere, cosa non facile e non per tutti. Studi difficili? Se, come me, si ha grande passione no».

Che difficoltà ha trovato agli inizi e quali sono quelle attuali?
«Sono stato molto fortunato perché ho cominciato subito il mio percorso con eventi fatti personalmente per lanciare il mio nome; ho lavorato con alcune firme come Laura Biagiotti e Mariella Burani. Una volta trasferitomi a Roma, ho iniziato a realizzare abiti per attrici di fiction e a fare eventi sempre con il mio brand. Ora le difficoltà sono legate al marketing e all’aspetto economico perché, realizzando abiti di alta moda, i costi sono molto elevati. Ma, ripeto, mi ritengo davvero fortunato».

I dati parlano di una crescita dell’export del settore tessile italiano.
«E confermo. Quando vai all’estero con un prodotto made in Italy hai le porte aperte ovunque, è un marchio di grandissimo prestigio. Non è proprio la stessa cosa in Italia ma d’altronde, nessuno è profeta in patria».

E’ stato alla Fashion Week di Dubai, com’è la moda da quelle parti?
«La moda lì nasce come insieme di culture e, ovviamente, non manca quella italiana. Il made in Italy è un grandissimo valore aggiunto: anche se la cultura islamica vieta le trasparenze, loro apprezzano molto il nostro stile che ovviamente riadattano secondo le  tradizioni. Un mio abito infatti è stato indossato da una top model degli Emirati Arabi, Rafeea Alhajsi».

 

 

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