Musei, visitatori e turisti alle stelle ma si perdono posti di lavoro

Secondo l'Istat gli ingressi aumentano, mentre i contratti diminuiscono per chi è impiegato all’interno delle strutture del patrimonio culturale (meno 6 mila occupati). E molti sono volontari

musei

Una follia tutta italiana. Perché il settore museale va fortissimo, ha registrato 119 milioni di visitatori, ma non genera posti di lavoro. Anzi, gli occupati stanno crollando. Esatto: gli ingressi aumentano (+7.7 per cento tra il 2015 e il 2017), mentre i contratti diminuiscono per chi è impiegato all’interno delle strutture del patrimonio culturale. Si contano, infatti, 6.000 operatori in meno nel breve periodo. Lo dice l’Istat nel rapporto intitolato “I musei, le aree archeologiche e i monumenti in Italia”.  

In netto calo
Il complesso tricolore, tra i più vasti del mondo, vanta 4.889 musei e istituti similari, pubblici e privati, aperti al pubblico. Di questi, 4.026 sono musei, gallerie o collezioni, 293 aree e parchi archeologici e 570 monumenti e complessi monumentali. Eppure il lavoro diretto è in caduta libera. Nel 2015 erano 45.000 gli operatori, uno ogni 2.400 visitatori. L’Istat ha registrato un segno meno due anni più tardi. Il settore museale italiano, infatti, mobilita complessivamente circa 38.300 operatori tra dipendenti, collaboratori esterni e volontari, in media uno ogni 3.106 visitatori.     

Nel dettaglio
Gli addetti del museo sono in media 9 per struttura (21 negli istituti pubblici). Il 23,5 per cento ha un unico soggetto che si occupa e gestisce la struttura, oppure è una struttura a conduzione familiare. Da segnalare, inoltre, che l’attività delle istituzioni culturali vede un largo impiego di volontari, sono circa 11.000, in media 3 per istituto. Le figure professionali su cui si basa l’attività museale? Sempre meno. Basti pensare che che solo nel 40,4 per cento dei casi risulta presente un direttore, nel 40,3 per cento un assistente alla fruizione,  accoglienza e vigilanza (AFAV), nel 37,4 per cento un addetto ai servizi didattici ed educativi, nel 36,1 per cento un responsabile tecnico della sicurezza e nel 35,4 per cento un addetto/responsabile amministrativo o contabile. «Questi dati indicano l’esigenza e l’opportunità di professionalizzare un settore ampiamente sostenuto dall’iniziativa volontaristica e spontanea di personale non sempre adeguatamente qualificato», ha scritto l’Istat nel rapporto.     

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