Nano influencer, da oggi le star dei social sono le persone comuni

I modelli classici di pubblicità sono superati e chiunque abbia un certo numero di follower può promuovere prodotti e lavorare per un brand

nano influencer

Prima che i social media “spaccassero” Internet, le persone famose, le cosiddette celebrità, erano le star del mondo della pubblicità e del marketing. Se un brand aveva nuovi prodotti da vendere, non c’erano molte opzioni se non ingaggiare una star ben pagata per una campagna su tv o magazine. E ovviamente più il marchio aveva potere di investimento, più era nelle condizioni di scegliere una persona che avesse un’enorme visibilità e fosse davvero “influente” sul mercato che si intendeva colpire. Non è un segreto, però, che il modello di pubblicità, così come era inteso fino a qualche tempo fa, è ormai datato e superato. Adesso chiunque abbia un profilo social seguito può promuovere qualunque prodotto e lavorare per qualunque brand: l’influencer marketing appunto.

Più follower hai più influente sei
Perché Charlize Theron dovrebbe essere l’unica a poter sponsorizzare un profumo che poi di fatto utilizza anche gente comune? Allora, dopo i top e i micro influencer, il trend del 2019 per le aziende è puntare sempre più sui nano influencer. Basta essere una persona comune, postare contenuti interessanti e avere storie coinvolgenti da raccontare, godendo così dell’autorevolezza riconosciuta dai propri follower ed essendo punto di riferimento in una determinata community o in un settore specifico. I nano influencer hanno generalmente fino 5 mila follower e dunque un rapporto quotidiano, confidenziale e di fiducia, pubblicano post sponsorizzati, per lo più in cambio del prodotto omaggio, inserendo – in base alle disposizioni fornite dall’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) in nome della trasparenza – gli hashtag #sponsored (sponsorizzato) o #ad (pubblicità), #prodottofornitoda. Proprio perché sono persone comuni e i follower si riconoscono in loro, performano di più e producono un più alto tasso di engagement, aiutando il brand a fidelizzare i clienti e a ingaggiare nuovi contatti e, soprattutto, costano pochissimo, se non addirittura semplicemente un prodotto omaggio. Ma non bisogna lasciarsi ingannare dal titolo “nano”, perché lavorano parecchio e completamente soli per apparire costantemente con contenuti creativi, shooting, montaggi, promozioni. È un collega, un amico, l’insegnante di yoga o l’estetista che si cimenta con la fotografia, la grafica, il videomaking. E sono loro in fondo, con il passaparola e con lo scambio di impressioni ed esperienze autentiche, i veri ambasciatori di un brand. Sono, insomma, un vero affare.

Ma lo sono ancora di più i virtual influencer
Altro trend e nuova frontiera nel rapporto brand-consumatore, che rende ancor più labile il confine tra virtuale e reale, tra vero e verosimile. Si tratta di modelle virtuali, veri e propri avatar dal volto pixelato creati al computer attraverso algoritmi e grafiche ricercate, con una storia non solo credibile ma di spessore alle spalle e un futuro luminoso da vera star dei social. Sono affascinanti, popolari, corteggiatissimi dai brand, lanciano nuove mode e consolidano trend. Prima tra tutte Miquela Sousa, origini brasiliane e spagnole, labbra carnose, occhi scuri e profondi, lentiggini che costellano il viso dalla pelle ambrata, modella e cantante addirittura impegnata nel sociale e con oltre un milione e mezzo di seguaci. Ha pure un fidanzato e un’amica dispettosa per rendere il suo personaggio ancora più credibile. Creata dal dj e produttore musicale Trevor McFedries e dalla digital artist Sara Decou, cofondatori di Brund, vive a Downey in California e indossa capi regalati dai brand. Dopo due anni dalla sua comparsa, nel giugno 2016 su Instagram, continua a far parlare di sé e, come fosse una vera influencer, è super gettonata da celebri brand di moda come Prada, Diesel, Moncler. Come lei ce ne sono tante altre: la parigina Noonoouri o la modella dalla pelle ebano Shudu Graham. I virtual influencer hanno trovato un grande riscontro tra gli utenti di tutto il mondo e hanno inaugurato una nuova era nel rapporto brand-consumatore, rappresentando un grande potenziale per le aziende che non devono più nemmeno occuparsi di stipulare contratti, stabilire compensi e inviare prodotti.