Niccolò ucciso a calci e pugni, processo al via  

Niccolò Ciatti aveva 22 anni quando il 12 agosto del 2017 fu ucciso a calci e pugni in una discoteca di Lloret de Mar, in Spagna. A pestarlo fino alla morte tre ceceni di 20, 24 e 26 anni che domani, a due anni di distanza, saranno in tribunale. Si dovrà stabilire chi sarà processato per aver assassinato Niccolò, che abitava a Scandicci e al mercato di Firenze gestiva un banco di frutta. A ucciderlo sarebbe stato un calcio alla testa.  

“Giustizia per Niccolò”, scrive papà Luigi su Facebook. “Non sarà facile ma per Niccolò ce la faremo. Questo glielo dobbiamo”, si legge in un altro post. “Eri in vacanza tranquillo con i tuoi amici, sono tornati in sei, siamo venuti noi a prenderti Niccolò ma da quel sonno non siamo riusciti a svegliarti più……”, scrive ancora Luigi Ciatti che vorrebbe “tornare indietro per non lasciarti andare via..”.  

 

 

Sulla pagina Facebook ufficiale della famiglia ‘Vogliamo giustizia per Niccolò Ciatti’ questa mattina ha scritto: “Ci saremo io Cinzia e Sara ma con noi ci sarai anche tu Niccolò, domani affronteremo questa prima prova, forse avremo accanto a noi due dei tre assassini che ti hanno tolto la vita ma saremo forti perché dobbiamo arrivare ad avere giustizia, una giustizia che tolga dalla strada questi balordi, una giustizia che meriti…”. Ogni post è accompagnato dalle foto del 22enne insieme al padre, alla madre e alla sorella.  

“Io non mi sento in colpa per quello che è successo”, aveva detto due mesi Khabiboul Khabatov, 20 anni, intervistato nella sua casa di Strasburgo dalle ‘Iene’. “In discoteca non siamo entrati per divertirci ma per parlare di lavoro – ha detto raccontando la sua versione dei fatti – Appena entrati siamo passati vicini al gruppo di Niccolò Ciatti e uno di loro ha spinto il piccolo Vandam”. Vandam è il soprannome di Rasul Bisultanov, 24 anni, il ceceno che sferrò il calcio alla tempia del giovane di Scandicci ed è l’unico dei tre ceceni ancora in carcere in Spagna. Khabatov e Mosvar Magamadov, conosciuto come “quello con la maglietta rossa”, entrambi immortalati dalle immagini delle telecamere di sicurezza della discoteca, vennero fermati e rilasciati dopo quattro giorni. Secondo il 20enne “Niccolò li ha spinti senza un motivo, così Rasul e Niccolò hanno iniziato a picchiarsi”. “Il mio amico ha cercato di calmarlo ma è stato accerchiato dagli amici di Ciatti. Era solo, si sentiva minacciato e ha iniziato a picchiarli”. Khabatov ha ribadito che Rasul era sotto effetto di droghe e alcool e “probabilmente per questo ha perso il controllo” e ha puntato il dito contro gli amici di Ciatti, affermando che “quando Niccolò è caduto a terra lo hanno lasciato lì e nessuno si è avvicinato: i suoi amici dovevano intervenire quando è iniziata la rissa”. “Certo è una tragedia che una persona sia morta – ha concluso -. Quando eravamo in caserma abbiamo pensato che sarebbe stato meglio se fosse morto uno di noi. Adesso sono come uno zombie, non sorrido più, non alzo più lo sguardo, mi limito a guardare per terra”. 

Una versione totalmente opposta a quella di Andrea e Simone, amici del 22enne, che hanno assistito al pestaggio nella discoteca di Lloret de Mar. All’inviata delle Iene, Andrea ha raccontato: “Eravamo in pista a ballare e arrivano questi tre. Erano veramente grossi, hanno iniziato a discutere con Niccolò, ma non so perché. Poi uno di loro, quello con la maglietta rossa, lo ha aggredito. Lo ha preso per il collo”. Sarebbe stato dunque Mosvar Magamadov, quello con la maglia rossa, a iniziare la rissa picchiando sia Niccolò che Andrea. “Ho provato a difenderlo – ha aggiunto Andrea – gli sono saltato addosso, a quel punto ha lasciato Niccolò, mi ha preso in braccio e mi ha buttato in terra. Infatti nel video si vede che io e Nicco siamo stesi a terra. Poi in pista si è formato un cerchio enorme, sembrava un ring. Poi è arrivato a Niccolò un calcio a una tempia, come fosse tirato a un pallone”. 

 

 

(Fonte: Adnkronos)

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