Nipote Marco Biagi: “Sconto pena come ucciderlo ancora”  

di Paola Benedetta Manca  

“Fare uno sconto di pena a chi ha ucciso mio zio e ha fatto parte del commando di fuoco che ha partecipato all’organizzazione del suo omicidio non esiste, è come assassinarlo una seconda volta”. Lo dice, in un’intervista all’AdnKronos, Giulio Venturi, nipote di Marco Biagi (figlio di sua sorella Francesca), commentando la richiesta da parte di Simone Boccaccini – uno dei terroristi delle Nuove Br condannati per il suo omicidio – del riconoscimento del vincolo della continuazione tra la condanna a 21 anni per l’attentato a Biagi e quella a cinque anni e otto mesi, per altre vicende di terrorismo a Roma, che porterebbe a una riduzione della pena complessiva.  

“Speriamo e auspichiamo che questa richiesta non porti da nessuna parte e non ci sia una riduzione di pena. Sarebbe profondamente ingiusto – aggiunge Venturi che è consigliere comunale di ‘Insieme per Bologna’ sotto le Due Torri -. Chi si macchia di un delitto e di un reato così grave deve pagare fino in fondo e scontare per intero la pena assegnatagli dallo Stato. Non sono d’accordo su nessun cumulo di pena e non ne vedo il motivo”.  

“Boccaccini – insiste – deve pagare per ogni singolo crimine commesso: non siamo al supermercato dove si trovano le promozioni ‘prendi 3 e paghi 2’ dei prodotti, qui stiamo parlando di azioni terroristiche e morti che hanno portato via padri di famiglia, fratelli e zii”.  

“Lo Stato deve evitare questa seconda ingiustizia nei confronti di Biagi – avverte -, la prima è stata quella di togliergli la scorta, non l’ha protetto ed è stato ucciso, se concedesse uno sconto di pena a uno dei terroristi che l’ha assassinato sarebbe come ucciderlo una seconda volta”. “L’omicidio di mio zio ad opera delle Br è una ferita che si riapre ogni anno, in occasione della ricorrenza della sua morte – sottolinea -, è stata una tragedia talmente grande per la mia famiglia che è impossibile rimarginare questa ferita. Io, pur essendo cattolico, non potrò mai perdonare i suoi assassini”.  

Martedì prossimo, 19 marzo, cadranno i 17 anni dal giorno della morte di Marco Biagi a Bologna. Sei proiettili, poco dopo le 20, impedirono per sempre al professore e giuslavorista di rientrare in casa, in via Valdonica, dove era arrivato a bordo della sua bicicletta dalla stazione, sceso dal treno che da Modena, dove era docente all’Università, lo aveva riportato a Bologna. Nel processo di primo grado, tenutosi il 1 giugno 2005, la Corte d’Assise di Bologna, dopo ventidue ore di camera di consiglio, condannò a cinque ergastoli i componenti delle Nuove Br: Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi, Marco Mezzasalma, Diana Blefari Melazzi (la nobildonna che si impiccò in cella con strisce di lenzuola il 31 ottobre 2009) e Simone Boccaccini. A Boccaccini, il carcere a vita in primo grado fu ridotto a 21 anni in appello, per la concessione delle attenuanti generiche, e la Cassazione confermò la sentenza.  

(Fonte: Adnkronos)