Nomi, ecco come non si può chiamare il proprio figlio in Italia

Quali sono le regole da tener presenti quando si decide il nome da dare al proprio bambino e le eccezioni da considerare

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Dimmi come ti chiami e ti dirò chi sei. Tutti i nomi, infatti, hanno un significato e si pensa che siano in grado di influenzare il carattere.  Proprio per questo la scelta del nome da dare a un figlio è così importante per ogni genitore. Attualmente, in base agli ultimi dati dell’Istat, in Italia i nomi più diffusi sono, rispettivamente, Francesco, Leonardo e Alessandro per i bambini, Sofia, Giulia e Aurora per le bambine. Tuttavia, ci sono anche alcune regole da tenere in considerazione: per la legge italiana e il regolamento dell’Anagrafe, infatti, è vietato dare ai bambini nomi che possano essere considerati ridicoli o vergognosi e la decisione sull’ammissibilità del nome spetta al funzionario dell’Anagrafe.

Limitazioni
Tra i limiti imposti dalla legge troviamo il divieto di dare al figlio lo stesso nome del padre o di un fratello, anche aggiungendo Junior o Jr.. Non si possono dare nomi di ragazza a un bambino e viceversa (unica eccezione il caso di Andrea), ma si possono utilizzare alcuni di questi come secondo nome, ad esempio Giovanni Maria.
Inoltre, si possono dare non più di tre nomi; nel caso in cui ci sarà una virgola a separarli, al momento di dover apporre una firma si potrà utilizzare soltanto il primo, altrimenti bisognerà scrivere tutti i nomi che sono stati registrati.
Non è, poi, possibile scegliere appellativi che possano mettere in ridicolo la persona (in questo caso non si può neanche scegliere un nome comunemente accettato se il risultato possa essere fonte di scherno, ad esempio non si può mettere il nome Dario a chi fa di cognome Lampa) o risultare offensivi e lesivi della dignità, né parole con riferimenti etnici o razziali o nomi di persone condannate dalla storia (ad esempio non è possibile chiamare un bambino Hitler). Infine, anche se in passato era vietato, ora è possibile utilizzare anche nomi geografici come ad esempio Asia.

Andrea e Venerdì
Veniamo, ora, ad alcuni casi particolari. Anche se all’estero è possibile trovare numerose ragazze che si chiamano Andrea, in Italia questo nome è utilizzato soprattutto per i bambini. Nonostante non ci sia un divieto specifico che impedisca anche per le ragazze italiane di essere chiamate con questo nome, in passato c’è stato un dibattito giurisprudenziale sull’argomento quando nel 2012 la Cassazione si è trovata a decidere se una coppia di genitori potesse chiamare la propria figlia Andrea, pur non essendo stranieri e quindi avendo tradizioni da rispettare. La motivazione, secondo la Corte, è stata che Andrea non è lesivo della dignità e non è ridicolo.
Risultato ben diverso da quanto avvenuto, nel 2008, ad altri due genitori che avrebbero voluto dare al proprio figlio il nome di Venerdì. In quel caso, la Suprema Corte aveva confermato la decisione presa dalla Corte d’Appello di Genova che aveva ritenuto il nome offensivo perché «evocante notoriamente connotazioni negative, di sfortuna, e inoltre riferibile a un personaggio letterario (nel romanzo “Robinson Crusoe” di Daniel Defoe, ndr) caratterizzato da un ruolo di sudditanza e di inferiorità».

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