Non profit, i dati del settore dove emergono le donne

L'Istat ha pubblicato i dati, aggiornati al 2016, del primo Censimento permanente delle istituzioni

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Donna, tra i 30 e i 49 anni, diplomata, assunta come impiegata a tempo indeterminato part-time. Non si tratta di un annuncio di lavoro, bensì del “ritratto” dell’impiegato tipo del settore non profit come emerge dal rapporto Istat sui dati del settore, relativi al 2016. L’indagine aggiorna il primo censimento sul settore no profit a un anno dalla pubblicazione dei primi rilevamenti.

I numeri dello studio
In Italia sono 343.432 le istituzioni non profit attive, nelle quali operano 812.706 dipendenti. Rispetto al 2015 il dato relativo alle aziende cresce del 2,1 percento, mentre gli impiegati aumentano del 3,1 percento. Cresce anche la percentuale delle istituzioni no profit rispetto all’insieme delle imprese dell’industria e dei servizi, passando dal 5,8 percento del 2001 al 7,8 percento del 2016.
La concentrazione maggiore, nel biennio 2015-2016, si registra nel Nord-Ovest con 96.039 associazioni e un aumento del 3,3 percento. La stessa zona è anche quella con il maggior numero di dipendenti (275.340) con un incremento dell’1,3 percento. Tuttavia nello stesso periodo a far registrare l’incremento maggiore è stato il Sud con un aumento del 5,8 percento. La regione con più istituzioni è la Lombardia (54.984), prima anche per numero di dipendenti (181.143), seguita da Lazio (31.274) e Veneto (30.235) mentre in base al numero degli impiegati, Lazio e Piemonte si inseriscono al secondo e terzo posto, rispettivamente con 105.798 e 70.297 dipendenti. Per quanto riguarda l’incremento percentuale rispetto al numero di istituzioni, la crescita maggiore è stata registrata in Basilicata (+8,8 percento), Molise (+8,7 percento) e Calabria (+5,6 percento) con una decrescita dello 0,4 e 0,5 percento rilevata nelle Marche e in Umbria. La percentuale di crescita più alta per il numero di dipendenti è in Basilicata (+9,5 percento), la variazione più bassa è in Valle d’Aosta (-4 percento).

Aumentano le fondazioni
Nel periodo osservato tra le istituzioni non profit sono le fondazioni a crescere maggiormente (+16,4 percento), mentre le cooperative sociali mostrano un lieve calo (-3,3 percento). L’associazione è la forma giuridica che comprende il maggior numero istituzioni (85,1 percento). I dipendenti aumentano in misura maggiore nelle fondazioni (+10,3 percento) e nelle cooperative sociali (+3 percento). Rispetto al 2015, le istituzioni in crescita sono quelle impegnate in attività religiose (+14,4 percento), relazioni sindacali (+5,8 percento) e ambiente (+6,2 percento), mentre calano le percentuali riferite ai settori della cooperazione e solidarietà internazionale (-6,5 percento), della filantropia e promozione del volontariato (-4,7 percento) e dello sviluppo economico e coesione sociale (-3,3 percento).

Il confronto tra non profit e imprese
Confrontando gli occupati del settore non profit rispetto a quello delle imprese e dei servizi, si nota che nel primo le donne prevalgono rispetto agli uomini (71,9 e 28,1 percento), mentre tra le imprese la situazione è invertita con gli uomini che raggiungono il 59,4 percento degli occupati. La fascia d’età che racchiude il maggior numero di dipendenti in entrambi i settori è quella tra i 30 e i 49 anni (rispettivamente il 57,3 e il 56,9 percento). Il titolo di studio posseduto dalla maggior parte dei dipendenti di entrambi i settori è il diploma, ma tra le istituzioni non profit i laureati sono il 31 percento contro il 14,4 delle imprese, mentre in quest’ultime è più alta la percentuale di lavoratori con la licenza media: il 30,5 percento contro il 22,9 delle associazioni. Infine il settore non profit si differenzia da quello delle imprese anche in relazione all’inquadramento professionale dei dipendenti, alla tipologia contrattuale e al regime orario: tra le istituzioni prevalgono gli impiegati (54,5 percento), le assunzioni a tempo indeterminato (84,5 percento) e i contratti part-time (51,8 percento), mentre per le imprese le percentuali più alte si registrano tra gli operai (54,1 percento), le assunzioni a tempo indeterminato (87,7 percento) e i contratti full-time (71,9 percento).

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