Nuova lettera Ue, Italia sempre più a rischio  

La nuova lettera inviata da Bruxelles al Mef è il primo passo formale della procedura per deficit eccessivo. “E’ un passo standard nella preparazione di un rapporto ex articolo 126.3″ del Trattato sul Funzionamento dell’Ue”, ha spiegato il portavoce della Commissione Europea Christian Spahr aggiungendo che la Commissione “considererà la risposta alla lettera”, come pure alla richiesta di presentare un nuovo Documento programmatico di bilancio, entrambe le quali devono arrivare entro il 13 novembre, “prima di prendere qualsiasi decisione”.  

Una volta ravvisata la violazione dei parametri o del debito o del deficit o di entrambi, la Commissione prepara un rapporto sulla base dell’articolo 126 comma 3 del Trattato sul Funzionamento dell’Ue (Tfue), che è il primo passo formale della procedura, in cui valuta se ci siano le condizioni per lanciarla, tenendo conto di “tutti i fattori rilevanti”, esattamente quelli che nella lettera la Dg Ecfin ha chiesto al Mef di indicare. 

“Quando la Commissione prepara questo rapporto, consulta sempre prima il Paese interessato”, ha spiegato ancora Spahr. La settimana scorsa il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis aveva avvertito che nello scorso maggio “la Commissione europea non” aveva “proposto di aprire una procedura per deficit eccessivo legata al debito, principalmente perché l’Italia rispettava largamente gli impegni che aveva preso ai sensi del braccio preventivo del patto di stabilità. I piani attuali”, cioè il Documento programmatico di bilancio presentato da Roma e respinto dalla Commissione, “sono un cambiamento rilevante, che potrebbe richiedere una rivalutazione di quella conclusione. La palla ora – aveva concluso – è nel campo del governo italiano”. 

“I servizi della Commissione – ha spiegato ancora Spahr – hanno inviato la lettera alle autorità italiane, invitandole a presentare qualsiasi fattore che a loro parere sia rilevante per valutare la situazione di bilancio dell’Italia. La Commissione ha già pubblicato rapporti ex articolo 126.3 negli ultimi anni: il più recente è stato pubblicato nello scorso maggio”. Nel rapporto ex articolo 126.3 pubblicato il 23 maggio scorso si notava che il debito pubblico dell’Italia “ha raggiunto il 131,8% del Pil nel 2017, ben al di sopra della soglia del 60% del Pil, e l’Italia non ha rispettato i parametri di riduzione del debito né nel 2016 né nel 2017”. Pertanto, “il criterio del debito a prima vista non sembra essere rispettato”. Comunque, una volta tenuto conto dei fattori rilevanti, la Commissione concludeva che “il criterio del debito deve essere considerato come attualmente rispettato, e una procedura per deficit eccessivo non è necessaria, al momento, tenendo conto in particolare del rispetto ex post del braccio preventivo del patto da parte dell’Italia nel 2017”. “Tuttavia – continuava il rapporto – l’aggiustamento nel 2018 sembra essere inadeguato ad assicurare il rispetto del percorso verso l’obiettivo di medio termine nel 2018, sulla base delle previsioni di primavera della Commissione. La Commissione – si concludeva – riesaminerà il rispetto delle regole sulla base dei dati a consuntivo per il 2018, che dovranno essere notificati nella primavera del 2019”.  

Ora, verosimilmente alla luce della magnitudo della deviazione dagli obiettivi prevista dalla manovra, ha deciso di riaprire il dossier prima del previsto. “La lettera – ha aggiunto Spahr – fa parte dei normali scambi che abbiamo con gli Stati membri. Un rapporto ex articolo 126.3 in generale valuta la posizione di deficit e/o del debito di un Paese e significa, di base, che le autorità italiane hanno una scadenza per risponderci, entro il 13 novembre. E’ la stessa scadenza fissata per la presentazione del Documento programmatico di bilancio rivisto”. Le risposte ad entrambe le richieste verranno valutate “prima di fare qualsiasi passo ulteriore”.  

Quando parte la procedura – La procedura parte con la constatazione di una violazione del criterio del deficit (rapporto deficit/Pil al massimo al 3%), sulla base di “dati a consuntivo, di piani o di previsioni”, oppure del criterio del debito pubblico, che deve ammontare al massimo al 60% del Pil identificata “sulla base di dati a consuntivo”. Se il debito pubblico è superiore, come nel caso dell’Italia, deve tendere a ridursi a un ritmo sufficiente: per questo, viene individuato un percorso di aggiustamento, con obiettivi di medio termine (Mto), che prevede una riduzione graduale del deficit strutturale, vale a dire al netto del ciclo economico e delle misure una tantum, in modo da consentire un rientro graduale del debito. 

L’Italia, secondo le raccomandazioni del Consiglio approvate all’unanimità (anche dal nostro Paese), avrebbe dovuto ridurre il deficit strutturale, ma programmando per il 2019 un deficit nominale del 2,4%, incompatibile con la richiesta di riduzione del disavanzo strutturale, si è posta fuori dalle regole del braccio preventivo del patto. Una volta ravvisata la violazione, la Commissione prepara un rapporto sulla base dell’articolo 126 comma 3 del Trattato sul Funzionamento dell’Ue (Tfue), che è il primo passo formale della procedura, in cui valuta se ci siano le condizioni per lanciarla, tenendo conto di “tutti i fattori rilevanti”. Nel caso in cui la Commissione decida che sussistono i presupposti per andare avanti con la procedura, il passo successivo è, come prevede l’articolo 126.4, un’opinione del Comitato Economico e Finanziario del Consiglio Ue sul rapporto della Commissione.  

Una volta formulata l’opinione del Comitato, se la Commissione ritiene che ci sia un deficit eccessivo o che possa determinarsi, allora emette un’opinione (articolo 126.5) riguardante lo Stato in questione e prepara una proposta per una decisione del Consiglio, l’istituzione Ue che rappresenta gli Stati membri, sull’esistenza di un deficit eccessivo (articolo 126.6). Sulla procedura il Consiglio vota a maggioranza qualificata. Inoltre, la Commissione prepara una raccomandazione ex articolo 126.7, che deve essere adottata dal Consiglio, che stabilisce un limite temporale per correggere lo squilibrio di finanza pubblica e riportarlo in linea con i requisiti del deficit e del debito. La raccomandazione contiene obiettivi di deficit sia nominale che strutturale, legati allo scenario macro delineato nelle previsioni della Commissione. Viene anche data una quantificazione della risposta di politica economica necessaria a soddisfare quegli obiettivi. Il Consiglio adotta la raccomandazione della Commissione ex articolo 126.7, che fissa una scadenza. La procedura prevede in tutto una quindicina di passaggi e diventa più pesante a mano a mano che procede. 

(Fonte: Adnkronos)