Occupazione post laurea, Italia sopra solo all’Arabia Saudita. E aumenta il rischio “Neet”

Secondo il rapporto Ocse 2018 aumentano gli studenti italiani che terminano l’università, ma in pochi trovano lavoro

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Nonostante un leggero aumento l’Italia è ancora maglia nera per numero di laureati con una media, nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni, inferiore a quella degli altri Paesi dell’Ocse (Organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico). È questo uno dei dati del rapporto “Education at a Glance” 2018. Durante l’ultimo decennio la percentuale degli studenti che hanno portato a termine gli studi universitari è salita dal 19 per cento del 2007 al 27 per cento del 2017. Tuttavia, seppur in aumento, il dato è ben al di sotto della media Ocse pari al 44 per cento. Inoltre, solo il 4 per cento, nella fascia tra i 25 e i 64 anni, ha un titolo di studi superiore al diploma.

Più laureati tra le donne
Tra i giovani sono le donne a laurearsi di più, con una percentuale del 33 per cento contro il 20 per cento degli uomini. E le donne sono anche di più rispetto al numero degli studenti con il 55 per cento registrato nel 2016 rispetto alla media Ocse del 54 per cento. Anche l’età media d’iscrizione, pari a 20 anni, è inferiore alla media Ocse di 22, tuttavia il nostro Paese ha un forte tasso di abbandono che si va a ripercuotere sull’occupazione.

Meno disoccupazione ma poco lavoro per i laureati
Secondo una nota dell’Organizzazione di Parigi, a luglio la disoccupazione giovanile nella fascia 15-24 anni è arrivata al 10,9 per cento con un calo dello 0,2 per cento. Per quanto riguarda i Paesi dell’eurozona è passata dal 16,8 per cento al 16,6 raggiungendo il livello più basso da settembre del 2008. Il dato è in calo anche per quanto riguarda l’Italia passata dal 31,8 per cento di giugno al 30,8 registrato a luglio. Mentre la disoccupazione generale nell’eurozona è stabile all’8,2 per cento, in Italia si è passati dal 10,8 per cento di giugno al 10,4 di luglio.
Tuttavia, se pensiamo all’occupazione dei laureati i numeri non fanno sorridere: dal 2007 al 2017, infatti, il tasso di occupazione è sceso dal 71 al 65 per cento, portando il nostro Paese in fondo alla classifica, seguito solo dall’Arabia Saudita con il 63 per cento.

Aumentano i Neet
Questo comporta che molti giovani scelgano di trasferirsi all’estero. A volte anche prima di terminare gli studi, scegliendo di completarli in un Paese straniero. Tra il 2013 e il 2016, infatti, la percentuale di studenti italiani iscritti in università estere è cresciuta del 36 per cento. Chi resta in Italia rischia di entrare a far parte della schiera dei neet, not (engaged) in education, employment or training, ossia coloro che non studiano, lavorano o sono impegnati in altre attività e che nel nostro Paese, nel 2017, erano il 34 per cento. La percentuale scende al 30 per cento se si considera solo la fascia tra i 20 e 24 anni pari al 30 per cento, ma in ogni caso sensibilmente più alta rispetto alla media Ocse del 16 per cento.

 

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