Olimpiadi, sfida Italia-Svezia mentre il governo ribalta lo sport

Il Coni sta giocando due partite in contemporanea: dal braccio di ferro con Giorgetti alla missione dei Giochi invernali del 2026. Si parte davanti nel pronostico contro gli scandinavi, catenaccio permettendo...

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E alla fine è testa a testa. Solamente Italia e Svezia sono rimaste in corsa per l’assegnazione delle Olimpiadi invernali del 2026. L’unico ostacolo di Milano-Cortina, dunque, risponde al nome di Stoccolma. Del resto, Calgary si è autoeliminata perché i cittadini della città canadese hanno bocciato la candidatura attraverso un referendum consultivo che però sa di mazzata. Calgary, di fatto, è fuori gioco. Lassù non vogliono le Olimpiadi in casa, non si fidano: ha vinto il “no” con il 56,4 per cento nonostante i 20 milioni di euro stanziati per sostenere il progetto. A questo punto va detto chiaro e tondo: l’Italia è favorita. Anche perché la candidatura di Stoccolma non è così forte come potrebbe apparire per questioni politiche interne. Finora le altre città avversarie sono saltate come birilli: si sono ritirate Sapporo (Giappone), orientata a vincere nel 2030, così come Graz (Austria) e Sion (Svizzera), di seguito Erzurum (Turchia) e infine Calgary (Canada). Dunque, sarà di nuovo Italia contro Svezia: si parte davanti nel pronostico, Johansson e catenaccio permettendo. 

Tappe e date
Manca pochissimo al primo appuntamento. L’assemblea dei comitati olimpici si riunisce a Tokyo il 28 novembre. Milano-Cortina presenterà la candidatura per la prima volta ufficialmente. Lo stesso vale per Stoccolma. Le delegazioni italiane e svedesi avranno 15 minuti per presentare il dossier come stabilito dal Cio. Seconda tappa: l’11 gennaio a Losanna. Si tratta dell’ultima data utile per consegnare il fascicolo formale nella sede del Cio: dentro ci sono le garanzie economiche. Sono tutte sulle spalle delle regioni Veneto e Lombardia. La spesa? Contenuta al massimo, si parla di un contributo di circa 3 milioni. Salvini e il governo, in ogni caso, hanno promesso sostegno: «Il progetto mi è piaciuto tantissimo: se non bastano i soldi dei privati, faremo noi l’ultimo sforzo». L’ultimo step a fine giugno 2019 è ancora fissato a Losanna, ma non c’è ancora una data precisa. In Svizzera verrà svelato il nome di chi organizzerà le Olimpiadi invernali del 2026. Insomma, il conto alla rovescia è già partito: sette mesi e poi si saprà se Milano-Cortina avrà l’onore di vedersi assegnare i Giochi. Giuseppe Sala, il sindaco di Milano, intanto è fiducioso e spera nel colpo grosso contando sull’appoggio della sua gente: «L’82 per cento dei milanesi vuole i Giochi sull’onda lunga dell’Expo». 

La riforma dello sport
Dentro i confini nazionali, nel frattempo, sta andando in scena un braccio di ferro tra il sottosegretario Giorgetti e Malagò, numero uno del Coni. Il tema è delicato perché il governo ha in mente di rivoluzionare il mondo dello sport. Sul piatto, tra l’altro, ci sono una valanga di soldi e un potere politico che potrebbe spostare gli equilibri che ci sono oggi in campo. La rivoluzione comporta che la Sport e Salute Spa prenda il posto di Coni Servizi nella gestione del denaro da distribuire alla federazioni (370 milioni), lasciando così al Coni solo una quota di circa 40 milioni per l’attività degli atleti olimpici. Gli incontri stanno andando avanti tra Palazzo Chigi e il Foro Italico, dove ieri sera Malagò ha incontrato i presidenti delle federazioni incassando la fiducia e il mandato «per trovare una soluzione compromissoria, una parola che non amo ma che rende tantissimo l’idea». Del resto, è una vera e propria trattativa. Sull’argomento è intervento anche Franco Carraro, membro italiano del Cio: «Va bene riformare l’organizzazione sportiva, ma senza creare traumi all’attività delle società sportive e degli atleti». La partita però resta apertissima.

L’attacco
Oggi Malagò non si è tirato indietro e ha criticato l’idea del governo: «Questa non è una riforma dello sport italiano, è un discorso in modo elegante di occupazione del Comitato olimpico nazionale italiano. Quello che uscirebbe o potrebbe uscire da questa norma non la considero una riforma, è una precisa e fortissima volontà della politica di oggi di trasformare il Coni. Abbiamo il più prestigioso Comitato olimpico al mondo, con questa norma non diventerebbe uno dei tanti comitati olimpici al mondo ma l’ultimo al mondo: questo è sicuro. Conosco perfettamente la materia e sento delle cose che fanno sorridere perché si capisce benissimo la non conoscenza dell’argomento. Lo stesso fascismo, pur non essendo estremamente elastico nell’acconsentire a tutti di esprimere le proprie opinioni, aveva rispettato quella che era stata la storia del Coni dall’epoca della sua fondazione». 

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