Olio extravergine, il Made in Italy a rischio estinzione: proteste a Roma

Mercato in caduta libera, dimezzato il raccolto. Gli agricoltori si sono dati appuntamento sotto la sede del ministero delle Politiche agricole

olio extravergine

L’olio extravergine made in Italy rischia di sparire dal marcato. Non nell’immediato, ma nel giro di poco tempo. La situazione è già drammatica: il cambiamento climatico e le misure non inserite nelle manovra rappresentano una spallata al sistema che gira intorno alla pianta simbolo della dieta mediterranea. Gli agricoltori, per questo motivo, si sono dati appuntamento a Roma, a Via XX Settembre, per protestare sotto la sede del ministero delle Politiche agricole. L’evento era promosso dalla Coldiretti e ha centrato l’obiettivo: il presidente Ettore Prandini, infatti, è salito nella stanza del ministro Gian Marco Centinaio per presentare la legge salvaolio.   

Gli agricoltori protestano sotto la sede del ministero delle Politiche agricole (fonte: Coldiretti)

I numeri della strage
L’ultimo inverno ha messo in ginocchio la produzione di olio extravergine in Italia, dimezzandola: compromessi 25 milioni di ulivi e di conseguenza è crollato il raccolto che quest’anno si aggira attorno a -200 milioni di chili, un dato vicino ai minimi storici. In Puglia, dove l’olio extravergine è il re dei prodotti agricoli, si riscontra la situazione più grave con un taglio di circa due terzi del raccolto e un equivalente di un milione di giornate lavorative perse. Traduzione: l’olio straniero è presente in 2 bottiglie su 3 sul mercato italiano. Gli agricoltori chiedono quindi un intervento del governo per salvare l’olio extravergine e il Made in Italy, a rischio di frodi e falsificazione a danno in primis dei consumatori, di chi fa la spesa. In realtà si può già parlare di crisi totale: la Spagna ha superato l’Italia in termini di produzione di olio, inoltre Grecia e Marocco hanno inserito la freccia. «Il rischio per i consumatori è che nelle bottiglie di olio, magari vendute sotto marchi italiani ceduti all’estero o con l’etichetta delle grande distribuzione si trovi prodotto straniero (tunisino, spagnolo o greco), peraltro favorito da etichette dove l’indicazione della provenienza è spesso illeggibile. Nel 2018 gli arrivi di olio dalla Tunisia sono tra l’altro raddoppiati (+100 per cento) e potrebbero crescere ulteriormente se l’Europa non interviene», spiega la Coldiretti in una nota.  

Le parole di Prandini
Così il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, prima dell’incontro con il ministro Centinaio: «Per affrontare l’emergenza serve la dichiarazione di calamità naturale con lo stanziamento di risorse adeguate per consentire ai produttori duramente colpiti di ripartire in situazioni drammatiche come quella pugliese dove si è verificato un drastico calo del 65 per cento dei raccolti. Serve un adeguato coordinamento istituzionale tra il livello regionale e quello nazionale. Sul piano strutturale vanno affrontate le molteplici criticità, dalla inarrestabile strage provocata dalla Xylella alle contraffazioni, dall’invasione di olio straniero a dazio zero al falso Made in Italy per salvare un settore strategico per la salute dei cittadini, il presidio del territorio, l’economia e l’occupazione. In questo scenario per rimanere competitivi e non essere condannati all’irrilevanza in un settore fondamentale per il Made in Italy deve partire al più presto il piano olivicolo nazionale 2.0 per rilanciare il settore con una strategia nazionale e investimenti adeguati, anche per realizzare nuovi impianti, così come è stato fatto da altri Paesi nostri concorrenti. Un’esigenza per recuperare il pesante deficit italiano potenziando una filiera che coinvolge oltre 400 mila aziende agricole specializzate in Italia e che può contare sul maggior numero di olio extravergine a denominazione in Europa (43 DOP e 4 IGP) con un patrimonio di 250 milioni di piante e 533 varietà di olive, il più vasto tesoro di biodiversità del mondo».  

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