Operai a casa e sul lastrico, Whirpool se ne va da Napoli: De Magistris attacca Di Maio, Rizzo: ‘Le balle le hanno raccontate tutti’

Whirpool vuole lasciare Napoli. A nulla sono valsi i i confronti che, nei mesi scorsi, sembravano prefigurare una soluzione per lo stabilimento della multinazionale nella città campana.

Sindacati contro il governo, De Magistris contro Di Maio

La sostanza è che ci sono 420 persone che, a partire dal prossimo 31 marzo potrebbero trovarsi senza lavoro. I sindacati hanno già puntato il dito contro il governo dato che, secondo quanto riporta Il Fatto Quotidiano, sarebbe stato capace solo di ottenere un spostamento dei termini al prossimo 31 ottobre.

Nel 2018 l’allora Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio era riuscito ad ottenere il rientro di alcune produzioni dalla Polonia. A ciò si aggiungeva una mediazione relativa alla possibile cassa integrazione e il rilancio degli altri stabilimenti italiani. Venne visto come un successo da un governo, quello Lega- M5S, che aveva annunciato battaglia contro le delocalizzazioni.

Whirpool avrebbe rifiutato anche incentivi milionari, ma non sembra voler cambiare la propria direzione.

“Ho ritenuto molto grave il comportamento di Di Maio nel primo governo Conte, quando ha sostenuto di aver risolto la situazione, quando non era così – ha evidenziato a Radio Crc – Illudere i lavoratori non è assolutamente accettabile. Bisogna premere nei confronti del governo, così che prenda finalmente un ruolo. Napoli ha fatto la sua parte, abbiamo formulato proposte proposte, siamo andati in piazza. Questa città cos’altro potrebbe fare? Solo l’autogestione, ma ci aspettiamo che il governo dia una spiegazione chiara”.

Rizzo addebita responsabilità a tutti

C’è anche il parere di del segretario di un partito molto vicino agli operai, il Partito Comunista. Marco Rizzo è stato duro con tutte le forze poltiiche. “Whirpool – ha scritto su Twitter – chiude a Napoli. 450 operai e le loro famiglie finiranno sul lastrico. Le balle le hanno raccontate tutti:M5S, PD, Lega, governo e sindacati concertativi. Ora alzano la voce, ma i margini del riformismo sono finiti, solo un cambio del sistema potrà dare la soluzione”.