Oreste Granillo: l’uomo, il presidente, la storia

Il suo impegno a favore della città di Reggio e della Calabria si è dispiegato in un arco di oltre mezzo secolo e la sua parabola ha attraversato tutti i settori, calcio compreso

Sfide entusiasmanti, grandi risultati, record, emozioni, storie toccanti e medaglie. Lo sport rimane la più bella metafora conoscitiva della vita. Ma tante imprese dei suoi protagonisti  non sarebbero possibili senza il contributo di dirigenti illuminati. Grazie alle loro idee costruttive, il movimento è sempre riuscito a scrivere pagine indimenticabili e a rafforzare la propria immagine davanti agli occhi del Paese. Sono uomini che, per insegnare qualcosa agli altri, non hanno bisogno di salire in cattedra. Basta osservarli. Seguire il loro modo di dialogare, di affrontare i problemi, di sfoderare l’intuizione giusta al momento giusto, di farsi ascoltare quando c’è da abbattere il muro dell’indifferenza e costruire con il sorriso qualcosa di duraturo per la società civile.

Granillo, un leader totale
Di questa ristretta cerchia di persone dal carisma innegabile (e che possiamo definire «educatori a costo zero»), ha fatto parte Oreste Granillo, uno dei leader sportivi più operosi del secondo novecento italiano. Per il forte impatto mediatico che ha sempre avuto il calcio, i più lo ricordano per i suoi lunghi anni alla guida della Reggina, dal 1960 al 1977, periodo nel quale riuscì a realizzare il “miracolo” della prima storica promozione in B (campionato ’64-65), a sfiorare l’approdo in serie A nella stagione successiva e a scoprire allenatori del calibro di Tommaso Maestrelli e Armando Segato.

I “semplici” segreti
Tuttavia ricordare Granillo solo per questi significativi risultati sarebbe molto riduttivo. Nato nel 1926 e spentosi nel 1997 (non ha fatto in tempo a brindare allo storico sbarco in A della Reggina di Lillo Foti nel giugno 1999), il suo impegno a favore della città di Reggio e della Calabria si è dispiegato in un arco di oltre mezzo secolo e la sua parabola ha attraversato tutti i settori. I segreti? La straordinaria poliedricità, il tratto gentile, l’empatia. Maturità classica, laurea in giurisprudenza, avrebbe potuto esercitare la professione di avvocato. Per un paradosso è l’unica cosa che non ha fatto. Difficile, per contro, elencare tutte le attività e le cariche ricoperte: giornalista dal 1952, consigliere comunale della DC e assessore allo sport dal 1956 al 1963, presidente provinciale e poi delegato regionale del CONI dal 1975, presidente del CSI nel 1958, socio fondatore del Panathlon Club nel 1970, Consigliere della Federcalcio a più riprese dal 1959 al 1996, componente il direttivo del centro tecnico di Coverciano,  sindaco della città dello stretto dal 1980 all’82. Granillo ha svolto anche attività imprenditoriale, con altri soci, nei settori della distribuzione e della logistica. Tante vite in una sola. Nostra modesta opinione: se la malattia non l’avesse falciato, sarebbe stato il candidato naturale al collegio senatoriale della città. In fondo, quando ci ha lasciati, aveva ancora 71 anni.

Fino agli europei di calcio
Amico di Artemio Franchi, Giulio Onesti, Franco Carraro, Antonio Matarrese, Granillo ha dato un impulso notevole alla politica degli impianti sportivi nel Mezzogiorno. E’ stato altresì capo delegazione della nazionale azzurra agli europei di calcio del giugno 1968, evento al quale è legato uno dei suoi momenti più esaltanti. Nella semifinale di Napoli contro la Russia, rappresentò la Federazione italiana nel sorteggio per l’ammissione alla finale. Parità al novantesimo, allora il regolamento non prevedeva supplementari e rigori, dunque tutto affidato alla monetina. Granillo scese negli spogliatoi per seguire le operazioni, accanto al delegato della squadra avversaria, all’arbitro e ai due capitani. Quello azzurro era il monumentale Giacinto Facchetti. Il sorteggio premiò l’Italia (che in finale batterà per due a zero la Jugoslavia con le reti di Anastasi e Riva) e la prima persona che Facchetti abbracciò fu proprio Oreste Granillo.

«Il presidente Luca Gallo ha toccato le corde giuste»
Spesso per capire quanto una persona sia stata amata in vita è necessario attendere il giorno della sua morte. Riunita d’urgenza, la giunta comunale, su proposta dell’allora assessore allo sport Mimmo Praticò, decise alla unanimità di intitolare al grande dirigente lo stadio comunale di via Galilei. Lo stesso impianto che, con un atto pieno di slancio, la nuova proprietà della Reggina, guidata da Luca Gallo, ha chiesto in queste settimane di acquistare o di poter gestire con un contratto di lungo periodo, per significare che la rinascita del calcio amaranto non può che partire dallo stadio intestato a colui che ha lasciato una traccia indelebile nella storia della città. Il nuovo presidente ha toccato le corde giuste ed il cuore dei reggini ha ricominciato a battere forte. Tra gli altri riconoscimenti postumi da ricordare che, nel 2017, a venti anni esatti dalla scomparsa, il CONI Calabria, ha intitolato a Granillo l’aula magna della scuola regionale dello sport, al rione Gallina.

Il legame con Sant’Agostino
Infine, un intreccio probabilmente disegnato dagli dei. Oreste era cattolico fervente e devoto a Sant’Agostino. Si è spento il 29 maggio del 1997, entrando in crisi irreversibile il 27, giorno in cui la Chiesa onora Sant’Agostino patrono di Canterbury. I funerali? Nella Chiesa di Sant’Agostino, della cui parrocchia lui faceva parte fin dai tempi dell’azione cattolica. Coincidenze astrali? Forse. E allora restiamo in tema e ricordiamo una massima dello stesso Sant’Agostino: «Non si muore quando si lascia la vita terrena. Si muore quando si viene dimenticati». Se ne parliamo ancora è perché nessuno di noi lo ha dimenticato.  

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