Pa, in 4 anni ci saranno 500 mila dipendenti pubblici in meno

Lo rivela una ricerca presentata in occasione della trentesima edizione del Forum della Pubblica amministrazione

Pa

I provvedimenti introdotti negli ultimi anni col fine di ridurre la spesa insieme ad altre misure già esistenti (pensioni di vecchiaia, Opzione donna, quota 100 che ha raggiunto le 41 mila domande e potrebbe arrivare a 100 mila entro l’anno), combinati fra loro potrebbero portare nei prossimi 4 anni a un abbandono di 500 mila dipendenti pubblici che avranno maturato i requisiti per potersi ritirare dal lavoro. Questi posti potranno essere occupati grazie a nuove assunzioni di personale per via dello sblocco del turn over di compensazione al 100 per cento (secondo cui le Pa potranno reinvestire sui nuovi assunti ciò che risparmiano con i pensionamenti). Lo rivela una ricerca presentata in occasione della trentesima edizione del Forum Pa.

I risultati della ricerca
I primi tempi il ricambio potrà portare alcuni problemi di gestione dell’uscita per settori in sottorganico come sanità e scuola (per cui solo per requisiti anagrafici si stima il pensionamento in 3-4 anni rispettivamente di 100mila e 204 mila persone), per i Comuni e per gli enti che non rispettano il pareggio di bilancio, ma che rappresenta una straordinaria opportunità di rinnovamento per una Pubblica amministrazione dove l’età media dei dipendenti è di 50,6 anni, per arrivare a oltre 54 anni nei ministeri, alla presidenza del Consiglio, nelle prefetture o negli enti pubblici non economici. Gli over 60 sono il 16,4 per cento e gli under 30 solo il 2,8 per cento.
Attualmente il personale della Pa conta 3,2 milioni di persone, con una diminuzione del 5,6 per cento rispetto al 2008 (quasi 200mila dipendenti). I settori e gli enti più colpiti sono state le Regioni e le autonomie locali con 87 mila dipendenti in meno, la sanità con 43 mila persone in meno e i ministeri che hanno visto diminuire il personale di 33 mila unità. Nel nostro Paese 13 persone su 100 lavorano nel pubblico: si trata di 7 unità in meno rispetto alla Francia dove il dato è di 20 su 100. Per raggiungere il numero stimato di dotazioni organiche adeguate ai carichi di lavoro attuali, bisognerebbe assumere più di 250 mila persone.

Cresce la spesa per lavoro dipendente
Secondo i dati del Def 2019, la spesa per lavoro dipendente della Pa, nel 2018, è stata pari a 171,8 miliardi di euro, 5 in più del 2017 (+3,1 per cento) principalmente per via di rinnovi contrattuali, con la stima di un aumento tendenziale fino al 2022 in cui si sfioreranno 175 miliardi di euro. Ma dal 2007 al 2017, tra rinnovi congelati, limitazione del turn over e blocco ai riconoscimenti economici per le progressioni di carriera, erano stati risparmiati 7,5 miliardi.
Nel confronto internazionale, l’Italia è sotto i livelli dei Paesi europei con sistemi comparabili per investimento sul personale Pa: in Francia la spesa è di 283 miliardi di euro, in Germania 236, nel Regno Unito 217, mentre soltanto in Spagna la spesa è inferiore con 121 miliardi, vicini alla media dei 28 Stati dell’Ue pari a 129 miliardi.
Nel nostro Paese ogni dipendente costa in media 49 mila euro l’anno, meno dei 50 mila di francesi e tedeschi e più degli inglesi (43 mila) e degli spagnoli (40 mila).

Formazione e retribuzione
Negli ultimi 10 anni, la Pubblica amministrazione ha visto aumentare del 24 per cento il numero dei suoi dipendenti: nel 2017 erano 1,3 milioni rappresentando il 39,4 per cento del totale (si scende al 32,3 per cento non considerando la scuola).
Tuttavia, nello stesso periodo l’investimento in formazione si è quasi dimezzato (-46 per cento): ammonta a 49 euro per dipendente pubblico, in media solo 1,04 giorni di formazione l’anno.
Per quanto riguarda le retribuzioni, la media dei dipendenti pubblici (dati 2016) è di 34.500 euro, sostanzialmente invariata dal 2009, ma con oltre 3 mila euro in meno rispetto al solo recupero del potere d’acquisto.

Provvedimenti disciplinari
Dai dati del dipartimento della Funzione pubblica, negli ultimi anni sono cresciuti i provvedimenti disciplinari, passati dagli 8.259 casi del 2015 ai 10.250 nel 2018, che hanno portato ogni anno a circa 2 mila sospensioni e licenziamenti. Nel 2018 i licenziamenti disciplinari sono stati 104 in più del 2015, in totale nel quadriennio sono state licenziate per ragioni disciplinari 1332 persone, nella maggior parte (32 per cento) per assenze ingiustificate o non comunicate nei termini prescritti.
Dall’altro lato, cresce il lavoro agile nella Pa: secondo l’Osservatorio Smart working del Politecnico di Milano le iniziative strutturate passano dal 5 all’ 8 per cento in un solo anno e diminuisce il numero di chi si dimostra totalmente disinteressato passando dal 12 al 7 per cento.

L’opinione degli addetti ai lavori
Come spiega Carlo Mochi Sismondi, presidente del Forum Pa, la pubblica amministrazione «deve innanzitutto investire sulle proprie persone. Deve diventare più giovane, più qualificata, libera di misurare e valutare il personale, capace di premiarlo e motivarlo, agendo sulla cultura dei dipendenti e ripensando i modelli organizzativi. Per fare questo, le amministrazioni devono definire le risorse umane necessarie sulla base di una programmazione dei fabbisogni secondo principi qualitativi e prospettici, non quantitativi o legati all’organico storico. Devono attrarre i migliori talenti e dare possibilità di crescita con una politica di employer branding, un miglioramento dei salari medi e un nuovo approccio di sviluppo del personale».Inoltre, aggiunge Gianni Dominici, direttore generale di Fpa, «va anche rivisto il sistema di entrata e modificato il sistema attuale di valutazione delle performance, a cominciare dalla fissazione degli obiettivi, divenuti mero adempimento. Ma, soprattutto, serve la partecipazione attiva degli impiegati pubblici attraverso azioni di empowerment e di engagement perché possano sentirsi partecipi dello sforzo e del raggiungimento dei risultati». Infine, Andrea Rangone, Ceo di Digital360, sottolinea come «in Italia la spesa pubblica pesa il 50 per cento del Pil: una Pa efficiente, motivata e sempre più digitale è indispensabile per consentire un vero ammodernamento e rilancio dell’intero Paese».

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