Palermo: insulti, sevizie e violenze agli anziani nell’ospizio, due arresti/Adnkronos  

(di Elvira Terranova) -Schiaffi, pizzicotti, insulti, percosse, umiliazioni di ogni genere. Parolacce e sevizie. Sono drammatiche le violenze subite da alcune anziane, ospiti del ‘Boccone del Povero’ di San Giuseppe Jato, piccolo centro del palermitano, dove sono state arrestate due operatrici sanitarie, Giuseppina B. di 55 anni e Francesca S. di 60 anni. Le due, incensurate, sono agli arresti domiciliari.  

L’inchiesta lampo, iniziata solo a fine agosto, grazie alla denuncia della figlia di una delle vittime, è stata coordinata dal Procuratore aggiunto di Palermo Annamaria Picozzi che in pochi mesi è riuscita a scoprire tutti gli orrori subiti dalle povere vittime. Donne anziane, affette da demenza senile, con problemi deambulatori. La vittima principale è una donna di 76 anni. Ma le due operatrici, come emerge dalle intercettazioni e dalle videocamere installate all’interno di una pianta, non avevano pietà. Come emerge dall’ordinanza firmata dal gip Walter Turturici che definisce le due donne “spregiudicate”.  

Tutto inizia il 19 agosto scorso, quando la figlia dell’anziana di 76 anni, denuncia i lividi ed ematomi sospetti sul corpo della madre. Ma, chiesti chiarimenti alla Madre Superiora del Boccone del povero, i figli sono stati rassicurati “con la giustificazione che, trattandosi di persona anziana con difficoltà di deambulazione e di stabilità, poteva accadere che la stessa urtasse contro gli oggetti provocandosi così i lividi notati dai congiunti”, come scrive il gip nell’ordinanza. Una giustificazione che però “non risultava più valida – scrive il gip – nel momento in cui a seguito di una recente caduta da cui l’anziana riportava la frattura del femore, i lividi continuavano ad apparire sugli arti superiori, sulle mani, sul volto della donna”.  

Era stata la stessa vittima, parlando con la figlia, a rivelare i maltrattamenti. “Qualche giorno mi trovate morta – diceva l’anziana donna – Mi danno legnate”. “Il timore dell’anziana – scrive il gip – di essere ‘ammazzata a legnate’ altro non era che l’esito della drammatica esperienza dalla stessa vissuta all’interno della struttura”. Le videoriprese “danno conto dei livelli di abiezione attinti dalle indagate”. Ma le operatrici sanitarie, con altre dipendenti, che non sono state identificate, temevano la presenza di ‘cimici’ nella struttura. Come emerge da una intercettazione.  

“La captazione audio – scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare – ha consentito di accertare” che chi maltrattava le donne anziane fosse “a conoscenza delle reciproche nefandezze”. Ed ecco che il 20 ottobre scorso vengono captate le voci di due dipendenti: “Certe volte dobbiamo evitare, non si sa mai. Se ci sono le cimici…”. “No, telecamere no”. “Sì, lo so. Telecamere no, però le cimici vedi che è facile, perché i Carabinieri ne hanno impicciate di cose”. “Non ci ho pensato”, risponde la collega. “Una dipendente mette in guardia l’altra di evitare di avere comportamenti ‘non consoni’ perché ci potrebbero essere le cimici visto che i carabinieri ‘ne hanno impicciate di cose'”, scrive il gip nella misura cautelare. 

Le violenze, le sevizie, gli insulti delle due operatrici sanitarie del ‘Boccone del Povero’ di San Giuseppe Jato (Palermo) alle anziane ospiti erano “prassi consolidata” “ordinariamente caratterizzata dal ricorso ad azioni violente e dal crudele approfittamento della condizione di vulnerabilità fisica e psicologica”, scrive il gip di Palermo Walter Turturici nell’ordinanza di custodia cautelare. “Un modus operandi – dice il gip – contrassegnato dal sistematico ricorso a modalità di prevaricazione e di sopraffazione nei confronti degli anziani ospitati, spinte fino ad atti di vile aggressione alla loro sfera di integrità fisica, oltre che al loro patrimonio morale”.  

Gli inquirenti dopo avere sistemato le cimici nella pianta, accanto al letto dell’anziana vittima, hanno scoperto tre episodi di maltrattamento in poche ore. “Alle 5.25 si vedeva entrare nella stanza una signora con un camice bianco (una delle due arrestate ndr) che ha iniziato a scuotere la donna” che doveva essere lavata. Poi l’ha afferrata per i capelli, come si vede nelle immagini, mentre l’anziana donna digrignava i denti per il dolore. Dopo averla pulita l’ha coperta con il lenzuolo coprendole tutta la faccia “come dimostrazione di disprezzo”, dice il gip. 

Un’altra anziana viene intercettata mentre, dopo l’ennesima sevizia, dice a voce alta ma tremante: “Dio vi deve fare piangere per ciò che mi fate…”. Lo dice a una dipendente del ‘Boccone del povero’. I Carabinieri hanno captato le voci delle due donne, registrando quanto accadeva in quelle stanze. E a un certo punto si sente una anziana che con voce dolente si rivolge a una dipendente che l’ha duramente redarguita per la dentiera. “Tutti voi mi fate dispetti, ma Dio ve la farà pagare…”, dice ancora la donna. E la dipendente risponde con sfottò: “Il Signore a te sta pensando…”. E la donna continua a ripetere: “I dispetti che mi fate…”. 

Le foto e i video sono agghiaccianti. Gli stessi inquirenti, coordinati dal Procuratore aggiunto Annamaria Picozzi, hanno parlato di “immagini raccapriccianti”. “Siamo dovuti intervenire immediatamente per interrompere le condotte in atto perché c’era in gioco l’incolumità della vittima. La crudezza delle immagini acquisite durante l’attività investigativa è tale che non ci consente di mostrarle”, ha detto il capitano Andrea Quattrocchi, comandante della Compagnia di Monreale, che descrive così quanto accaduto nella casa di riposo di San Giuseppe Jato.