Partite Iva, il mercato ristagna. Cuchel: «Giovani, puntate sulle start up»

Il timido aumento certificato dall’osservatorio del ministero delle Finanze è dello 0,54 per cento. L'intervista al presidente dell’Associazione nazionale commercialisti

partite iva

Il mercato delle partite Iva stenta a ripartire. Il timido aumento certificato dall’osservatorio del ministero delle Finanze nel 2018 è dello 0,54 per cento, equivalente a 512 mila nuove posizioni aperte. Di queste 152 mila sono “persone non fisiche” e 359 mila i liberi professionisti. La maggior parte sono società di capitali, in crescita dal 2012 e arrivate a 123.608 unità. «A causa della crisi molte persone hanno perso il lavoro e si sono reinventate liberi professionisti, ma negli ultimi tempi il fenomeno si è stabilizzato – ha commentato il presidente dell’Associazione nazionale commercialisti Marco Cuchel -. Dopo una leggera ripresa l’economia è tornata stagnante e non c’è molto spazio per l’apertura di nuove partite Iva, tranne per i casi che godono di particolari regimi forfettari».

Il Nord batte il Sud
Delle nuove partite Iva il 43,3 per cento sono state aperte al Nord, il 22,1 per cento al Centro e il 34,6 per cento al Sud e nelle Isole. Le regioni più performanti sono la Lombardia (+ 2,1 per cento), la provincia di Bolzano (+2 per cento) e la Calabria (+1,8 per cento). Le peggiori la Basilicata (-6,8 per cento), l’Umbria (-6,7 per cento) e le Marche (-6,6 per cento). «Bisognerebbe creare più opportunità di lavoro e di investimenti nel Meridione, a partire da quelli pubblici, come regimi agevolati e crediti d’imposta – ha detto Cuchel -. Le politiche attive su lavoro e formazione si possono anche fare, dando magari delle indicazioni sulle necessità del mercato ma, senza una strategia generale di investimenti da parte dello Stato a monte, la ripresa non può ripartire. Penso ai giovani che studiano e si formano al Sud e vanno a mettere in pratica quanto appreso al Nord».

Toscana la più rosa
In nessuna parte d’Italia il numero di imprenditrici supera quello degli imprenditori. In nove casi (Bolzano, Molise, Trento, Piemonte, Campania) la differenza supera addirittura i 25 punti percentuali. Le regioni più rosa sono Toscana (40 per cento), Basilicata e Friuli Venezia Giulia (39,9 per cento), Lazio e Lombardia (39,6 per cento). «Credo che le opportunità ci siano per entrambi i sessi, soprattutto nel campo imprenditoriale – ha affermato il presidente -. A fare la differenza secondo me sono esigenze e stili di vita diversi. Non vedo ostacoli o preclusioni tali da determinare un distacco così significativo per le imprenditrici».

Comanda il settore commerciale
Il settore più performante è quello commerciale, a cui appartiene il 20,6 per cento delle nuove aperture. Seguono le attività professionali (15,4 per cento) e le imprese agricole (10,8 per cento). L’aumento più significativo però è quello dei liberi professionisti dell’istruzione (+ 9,8 per cento). In fondo alla classifica invece troviamo alberghi e ristoranti (- 6 per cento), trasporti (-5 per cento) e la manifattura (-2,9 per cento). Tuttavia il dato più interessante riguarda le differenze di età. La maggioranza di coloro che hanno aperto una partita Iva sono persone adulte. Tra i 51 e i 64 anni sono aumentate dai 52 mila del 2009 alle 59 mila del 2018. E se da una parte gli over 65 sono passati dalle 12 alle 14 mila unità investendo in attività agricole, tecniche e scientifiche, dall’altra il numero di imprenditori under 35 in dieci anni è sceso dalle 210 alle 168 mila unità. «Credo che a spaventare siano le difficoltà di fare impresa in maniera autonoma – ha spiegato il rappresentante dei commercialisti -. Penso alla normativa fiscale, alla certezza del diritto. Capisco i giovani che tendono a cercare maggiormente il lavoro dipendente, mentre un 50enne, che magari ha perso il lavoro, è quasi costretto a reinventarsi in un lavoro autonomo. Influisce anche una certa mentalità del passato, quella cioè che fare impresa può avere risvolti positivi. Al netto delle differenze tra settore e settore, una start up innovativa ha molte più possibilità di sopravvivere a un’azienda più tradizionale».

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