Pasta, è più forte della crisi e continua a regnare nel mondo

In 20 anni la produzione mondiale è aumentata del 63 per cento passando da 9,1 a 14,8 milioni di tonnellate. E va forte anche all'estero

pasta

Pasta, pizza, mandolino e Vespa. Luoghi comuni che fanno da sempre rima con Italia. Vero, soprattutto quando si prendono in esame le tendenze della tavola. La pasta, infatti, resta un’eccellenza che non conosce la parola crisi. Dentro i confini nazionali, così come all’estero. Perché di base è buona, salutare, nutriente, accessibile e sostenibile. La pasta ha assunto una dimensione sempre più globale e ha saputo adattarsi, andando incontro alle esigenze dei consumatori. I numeri parlano chiaro: in 20 anni la produzione mondiale è aumentata del 63 per cento passando da 9,1 a 14,8 milioni di tonnellate. Secondo i dati di Ipo (International Pasta Organisation), sono 40 i Paesi che ne producono in quantità superiori alle 20 mila tonnellate. Ieri come oggi, l’Italia guida questo mercato. Del resto, 1 piatto di pasta su 4 mangiato nel mondo (3 su 4 in Europa) è fatto con pasta made in Italy.

Consumo pro capite
In Italia il consumo pro capite è di 23,5 chilogrammi, contro i 17 kg della Tunisia, seconda in questa speciale classifica. Seguono Venezuela (12 kg), Grecia (11 kg), Cile (9,4 kg), Stati Uniti (8,8 kg), Argentina e Turchia a pari merito (8,7 kg). La pasta continua ad essere amata anche in Perù (7,8 kg), Russia (7,2 kg), Canada (6,3 kg), Brasile (5,8 kg). Buoni i consumi Ue, specialmente in Francia (8 kg), Germania (7,7 kg) Ungheria (7,5 kg), Portogallo (6,5 kg), Belgio (5 kg) e Austria (4,8 kg). In Italia esistono oltre 300 formati di pasta. I primi 20 formati più venduti coprono il 70 per cento del totale, con il 18 per cento rappresentato unicamente dagli spaghetti.    

Export
Secondo elaborazioni di Aidepi, sono aumentati i Paesi destinatari (oggi quasi 200, +34 per cento) ed è più che raddoppiata la quota export, da 740 mila a oltre 2 milioni di tonnellate, il 56 per cento della produzione. Germania, Uk, Francia, Usa e Giappone si confermano i Paesi più ricettivi verso la pasta italiana. Numeri che confermano le tendenze verso l’alto di una passione che non si affievolisce mai.

L’analisi dell’esperto
«Abbiamo notato anche in fiera – spiega Paolo Caldana, organizzatore di Tirreno C.T., la fiera dell’ospitalità in corso a Carrara – un cambio di tendenza produttiva in questi ultimi anni; in particolare, grazie alla ricerca e alla sperimentazione dell’utilizzo di grani antichi regionali, sono cambiate molto le farine per la produzione della pasta e questo a vantaggio, da un lato, della salute essendo spesso più digeribili, ma soprattutto della qualità finale della ricetta con paste che tengono meglio la cottura e che rappresentano ancora di più il made in Italy nel mondo».