Paure e prospettive economiche 10 anni dopo il crack Lehman

Esperti di economia, rappresentanti del mondo politico e del giornalismo finanziario si sono confrontati sulla peggiore crisi finanziaria degli anni Duemila

Lehman

Un’epidemia economica partita dagli Usa e che ha contagiato, inesorabilmente, i mercati di tutto il mondo. E che ancora oggi fa paura al solo rievocare quegli scenari di perdite e conti economici a picco, che spinsero migliaia di correntisti a recuperare i propri soldi prima che fosse tardi. Anche se gran parte dei danni erano ormai irreversibili e diffusi in tutte le piazze finanziarie, Italia compresa.

Era il settembre 2008 quando la Lehman Brothers, il quarto istituto bancario statunitense specializzato in investimenti, ormai in piena bancarotta, presenta i propri conti al segretario del Tesoro Usa, Henry Paulson. E sono tutti completamente in rosso: perdite per 3,9 miliardi di dollari. È da quel momento che si scatena la peggior crisi finanziaria dal leggendario 1929, rievocata ed analizzata durante il convegno ’10 anni dopo Lehman’, tenutosi il 14 settembre a Roma presso il centro Wegil di largo Ascianghi ed organizzato dalla regione Lazio. Esperti di economia, rappresentanti del mondo politico e del giornalismo finanziario si sono confrontati, a distanza di una decade, per capire cosa sia accaduto in quel settembre, e per analizzare come sia cambiato il mondo e cosa dobbiamo aspettarci per il futuro.

Crisi post Lehman e timori per il futuro

Tra i tanti e spinosi argomenti affrontati dai relatori nel corso del convegno, uno dei più dibattuti è stato senz’altro il tema della definitiva conclusione della crisi post Lehman e degli interventi che furono messi in atto per arginare l’epidemia finanziaria scatenata dai mutui subprime e dai cosiddetti ‘prodotti dell’ingegneria finanziaria’, venduti dalla banca d’affari statunitense in tutto il mondo ed acquistati anche da istituti italiani.

«A livello di Unione europea c’è stata una capacità di reazione molto rapida – ha affermato Andrea Montanino, capo economista di Confindustria -. Ad un mese dalla crollo di Wall street, l’Europa è infatti intervenuta per cambiare subito le regole degli aiuti di Stato e per fornire strumenti emergenziali; ed interventi analoghi sono avvenuti anche in Italia. A fine 2008, ad esempio, nascono i Bond per ricapitalizzare le banche senza chiedere interventi pubblici. Mi domando però se siamo pronti per la prossima crisi, e la mia risposta è dubbiosa: la governance del mondo economico è oggi più debole di quella che ha affrontato la crisi del 2008, e non penso quindi che, in caso di scenari analoghi al caso Lehman, riusciremo a dare una risposta rapida come accadde dieci anni fa».

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Più politica è stata invece l’analisi di Dario Scannapieco, vicepresidente della Banca europea per gli investimenti e presidente del Consiglio di amministrazione del Fondo europeo per gli investimenti. «La ricerca di rendimenti elevati e la sottovalutazione dei rischi sono state le cause della crisi del 2008, insieme alla mancanza di trasparenza – ha dichiarato Scannapieco -. Le conseguenze sono state panico, sfiducia e crisi di liquidità, che hanno poi portato ad una rabbia diffusa verso il mondo finanziario. A mio giudizio le istituzioni europee non ne sono uscite rafforzate, ma sono finite sotto il ricatto dei Parlamenti nazionali».

Il segretario generale della Federazione italiana metalmeccanici Cisl, Marco Bentivogli, si è infine soffermato su un’analisi economico-sociale del fenomeno Lehman, manifestando una chiara sfiducia nei confronti del mondo politico odierno. «Esaminando l’impatto sociale della crisi del 2008, vanno considerati alcuni precedenti fattori positivi a livello macroeconomico – è stato il commento di Bentivogli -. Il 2007 è stato un anno record per la domanda di acciaio, ma poi c’è stato il successivo tonfo. Come è stato possibile? Nel 2007 la gran parte delle imprese, secondo uno studio di Mediobanca, non ha reinvestito gli utili accumulati nello sviluppo delle aziende, tenendoli all’interno della proprietà. Concludo con un’affermazione che so che suonerà impopolare: penso che dopo la crisi Lehman la politica italiana non abbia compreso la lezione, al contrario dei fondi di investimento internazionali».

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