Pd, Boccia contro Di Maio: «Propaganda becera M5S»

L'economista e deputato: «L’Italia guidata da Di Maio e Salvini nella gestione del risorse per il funzionamento del Parlamento è più opaca del Parlamento europeo»

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«La vicenda Zanda è l’ennesimo esempio del decadimento della politica italiana. È da un anno che una parte di noi prova a intavolare un dialogo con il M5S sui temi e nel merito delle questioni che riguardano la vita del Paese e, invece, trascinano sempre tutto sulla propaganda d’accatto. Per evitare strumentalizzazioni sul Pd, Zanda ha fatto bene a ritirare la sua proposta ma il nodo sul confronto con il Parlamento Ue resta, ed è soprattutto una questione di trasparenza. Nella sua proposta di legge non c’era alcun aumento ma l’equiparazione alle regole parlamentari europee». Lo ha detto Francesco Boccia, deputato ed economista del Pd, in diretta a Radio Cusano Campus.

Sulla trasparenza
«L’Italia oggi guidata da Di Maio e Salvini nella gestione del risorse per il funzionamento del Parlamento è più opaca del Parlamento europeo. A partire dalle figure dei collaboratori che, inspiegabilmente, vengono pagati indirettamente dai deputati anziché direttamente dall’istituzione; su questo M5S e Lega fanno orecchie da mercante sulle spalle dei giovani collaboratori. Ed è una questione ditrasparenza soprattutto nei contributi alle associazioni, come nel caso di Rousseau».

Altre domande 
«Non si capisce a che titolo questa associazione vicina al M5S e dipendente di fatto da un’azienda privata incassi mensilmente da deputati e senatori pentastellati quasi centomila euro al mese. Di Maio risponda: è vero o no?», domanda Boccia.

«È vero che con le regole del Parlamento europeo su contributi e collaboratori non si potrebbero più fare le cose che oggi fa il M5S? Di Maio, forse per mancanza di altri contenuti, ha provato a strumentalizzare la vicenda», aggiunge il parlamentare del Pd.

«Anziché falsificare i messaggi deviando l’attenzione farebbe meglio a spiegare che fine fanno i contributi che mese dopo mese ogni deputato è obbligato a versare nelle casse di Rousseau. Poi quando vorrà uscire dalla propaganda permanente e vorrà iniziare a confrontarsi sui problemi degli italiani ci troverà sempre pronti», conclude Boccia.