Pd, Calenda: «Bisogna costruire una coalizione più ampia»

L'ex ministro dello Sviluppo Economico, ad Agorà, ha parlato del futuro del Partito democratico, del caso Rixi e dei rapporti tra il governo e l'Europa

Pd

Si è aperto il periodo post elettorale e il Partito democratico cerca di consolidare quanto raccolto nell’ultima tornata europea. I dem, infatti, sono tornati ad essere il secondo partito, scavalcando il MoVimento 5 Stelle e proponendosi, come spiegato dal segretario Nicola Zingaretti, come prima alternativa alla Lega di Matteo Salvini. L’obiettivo del partito, adesso, è quello di allargare la coalizione di centrosinistra, come sottolineato anche dall’ex ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, durante un’intervista alla trasmissione Agorà su Rai Tre: «Bisogna capire come costruire una coalizione più ampia. A mio avviso c’è un pezzo di elettorato molto significativo, che è un elettorato cattolico democratico, liberal democratico che il Pd lo vota con difficoltà, ed era un po’ il progetto di Siamo Europei, quello di costruire questa grande coalizione. Questo dev’essere l’obiettivo, dobbiamo farlo insieme. Ovviamente non lo farò mai facendo una scissione, perché sono nel Pd, ho preso i voti anche del Pd».

Il futuro del Pd
Calenda, ricorda l’importanza di riuscire a rendere il Pd una valida alternativa di governo, ma inserito all’interno di una coalizione: «Con Gentiloni ne abbiamo parlato 5mila volte, ha sempre riconosciuto il fatto che se si andava a elezioni bisognava costruire una coalizione, non un partito che non va in coalizione». Tuttavia, aggiunge, questa idea non sembrerebbe condivisa da Zingaretti: «Il segretario ha chiarito che per lui il punto è che il Pd mantenga la vocazione maggioritaria, quindi l’obiettivo del Pd è superare il 40 per cento alle elezioni politiche. La scelta è sua, è l’amministratore delegato. Se condivido la scelta? Penso di no, ma mi ci rimetto, perché io vengo dalle aziende e quando lavoravo in Ferrari, se andavi dall’amministratore delegato a dire che la strategia secondo te era sbagliata e lui diceva che era giusta ti rimettevi a quella decisione».

Caso Rixi
Durante l’intervista, un passaggio è dedicato alle dimissioni dell’ormai ex viceministro delle Infrastrutture, Edoardo Rixi, dimessosi dopo la condanna in primo grado nel processo per le “spese folli” in Liguria. Secondo Calenda «Rixi ha fatto bene a dimettersi, perché è stato condannato». E aggiunge che anche per il Partito democratico dovrebbe valere la regola che una condanna porti a immediate dimissioni. Tuttavia, ci tiene a specificare, «non hanno vinto i grillini, perché i grillini fanno una cosa diversa: questa cosa la estendono anche agli indagati purché non siano i loro, la Raggi è stata sotto processo per due anni, poi si è scoperto che non aveva fatto niente, ma se avessero applicato lo stesso criterio avrebbero fatto dimettere la Raggi. I grillini fanno due pesi e due misure».

Rapporti con l’Europa
Infine, Calenda ha commentato la situazione che vede nuovamente contrapposto il governo alla Commissione europea, con quest’ultima che attende una risposta alla lettera in cui chiede spiegazioni sulla mancata riduzione del debito nel nostro Paese: «La procedura di infrazione ci sarà ed è poco rilevante. Le letterine le abbiamo ricevute pure noi, tanto quanto questo governo. Sono letterine tendenzialmente abbastanza stupide, ripetono sempre le stesse cose, alcune sono anche giuste. Il punto – ha precisato Calenda – non sono le letterine, ma chi ti deve prestare i soldi, perché se non te li presta più ci facciamo male. La rappresentazione che Tria fa della situazione è un po’ sconcia, perché abbiamo intanto un ministro dell’economia che si dice soddisfatto con la crescita vicina allo zero, gli investimenti sotto zero, il lavoro che diminuisce».

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