Pd, Zingaretti: «Governo non c’è. E’ tempo di una nuova politica…»

Il segretario: «C'è un Paese che precipita e nessuno si preoccupa di fermare questa tendenza. Vogliamo reagire e non farlo da soli»

pd

«L’Italia improvvisamente si è fermata e sta precipitando. C’è un governo che fa finta di non accorgersene. E’ ferma la crescita, tutti gli indici sono in calo e il lavoro diminuisce. E’ come se il governo non ci fosse. Non c’è il governo, è insensibile». Parola di Nicola Zingaretti, segretario del Pd, durante il confronto odierno con i sindacati di Cgil, Cisl e Uil andato in scena nella sede nazionale del Partito Democratico.

Tre punti per il rilancio
«Parlano i membri governo, spesso con posizioni diverse tra loro, ma senza agire, nessuno fa nulla. E’ tempo di una nuova politica che ricostruisca la speranza in questo Paese. Per lo sviluppo e il lavoro. Junker ha confermato quello che sappiamo tutti: l’Italia precipita e nessuno si preoccupa di fermare questa tendenza. Vogliamo reagire e non farlo da soli. Ci stiamo organizzando con una lista unitaria, sui territori. Non ci sarà una ripresa dell’Italia se non c’è un’Europa che punta sulla crescita. Vogliamo aprire un confronto con imprese, volontariato e mondo del lavoro per riaccendere il motore dell’Italia insieme». 

Le priorità
Tre i punti per il rilancio secondo Zingaretti, che di recente ha vinto le primarie del Pd. Uno: «
Vogliamo costruire un’alleanza politica larga per amministrative e europee». Due: «Confronto con le parti sociali». Tre: «Mobilitazione popolare a partire dal 5, 6 e 7 aprile con una campagna in tutta Italia».

Nuovo tesseramento
«Per la prima volta dopo tanti anni, riapriremo il tesseramento del Pd ad aprile. Sarà possibile farlo anche “per strada” alla mobilitazione dem del 5, 6 e 7 aprile», ha annunciato Zingaretti mostrando il volantino della campagna «Per amore dell’Italia, un nuovo Pd».

Contro Virginia Raggi
«Roma è in una condizione molto difficile e forse adesso si avverte di meno perché ora coincide con quello che avviene in Italia. Qui si è anticipata una catastrofe che poi è diventata italiana. Le forze produttive italiane sono preoccupate perché nessuno le ascolta. La preoccupazione degli imprenditori romani è assolutamente fondata».

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