Penali all’italiana, ecco quanto ci costano ritardi e opere incompiute

Dalla Salerno-Reggio Calabria al Ponte sullo stretto, passando per l'attuale disputa sulla Tav Torino - Lione, la storia del nostro Paese è costellata di lavori interminabili e mancate realizzazioni

opere pubbliche

L’Anagrafe delle opere pubbliche incompiute in Italia ne segnala 750 in tutto il territorio, di cui 350 censite nella sola regione Sicilia. Incompiute non significa cantieri fermi e disoccupazione in crescendo, ma spesso pesanti penali da pagare, molte già pagate, alle imprese aggiudicatarie di lavori partiti e poi fermati, in diversi altri casi neppure iniziati. L’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria è la regina delle incompiute. Era il 15 settembre del 1962 quando Amintore Fanfani, presidente del Consiglio dell’epoca, inaugurò il primo cantiere della grande opera, presentata come l’infrastruttura in grado di unire il nord al sud del Paese. Nel 2018 ha “festeggiato” i cinquantasei anni di lavori. E ogni estate, tra deviazioni, limitazioni, ammodernamenti, interruzioni pagate a caro prezzo, i disagi e le difficoltà invecchiano con gli automobilisti. I costi? Dieci miliardi di euro finora.

Quella delle penali sembra una vocazione nazionale
Da noi si decidono le opere, si approvano i progetti esecutivi, si finanziano, si aggiudicano gli appalti, poi arrivano gli immancabili difensori del territorio, i ricorsi al tar, qualche privato che si ritiene danneggiato, le rivalse dei comuni e tutto si blocca, con le penali che corrono, naturalmente a spese della collettività. La disputa sulla Tav Torino-Lione potrebbe “regalarci” una delle penali più onerose della storia. Entro il 14 febbraio l’Italia dovrà dare una risposta definitiva alla Ue, che in caso di blocco dell’opera pretende la restituzione di 1,2 miliardi di fondi europei. La cifra fra restituzioni e perdite si riferisce solo ai fondi europei, ai quali bisognerebbe aggiungere le penalità da pagare alla Francia per i lavori già partiti su quel versante e le spese per la chiusura degli scavi già effettuati in territorio italiano. Secondo l’ Osservatorio sulla Tav il no all’ opera determinerebbe un costo di oltre 2 miliardi, ma si dovranno poi calcolare gli interessi maturati e le immancabili azioni di rivalsa delle imprese. Grosso modo, penali vicine ai 4 miliardi di euro.

Il “Ponte” elettorale
Una bella penale-record l’abbiamo in gran parte già pagata per la mancata realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, un cantiere incompiuto “atipico”,  progetto preliminare del Cipe del 2003, lavori mai iniziati. Quante volte in campagna elettorale si è tornati a parlare del Ponte come grande opera strategica per unire il continente alla Sicilia? Risultato: la società Stretto di Messina non esiste più, le operazioni di liquidazione sono state eseguite nei tempi indicati dal decreto 15 aprile 2013 dell’ex premier Enrico Letta, ma restano i contenziosi e molti altri conti da pagare. L’opera, o meglio la sua mancata realizzazione, peserà molto sul bilancio pubblico, cioè noi tutti, tra penali, oneri finanziari e costi vari. Il 1 gennaio 2010 l’allora ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli presentava il progetto del Ponte, con lo stanziamento di 1 miliardo 300 milioni di euro per le opere propedeutiche, consegna del manufatto (3 chilometri e 200 metri, l’arcata sospesa più lunga al mondo) entro il 2014. Un’utopia. Nel 2011 il governo Monti bloccò i cantieri già avviati e fu l’inizio delle penali a raffica: 70 milioni di euro all’impresa Riccardello che doveva costruire lo svincolo di Giostra come strada di collegamento al Ponte, 383 milioni alla Società Stretto di Messina, costata agli italiani tra i 4 e i 6 milioni di euro annui per il solo mantenimento del suo apparato amministrativo e per ottenere, in cambio, sostanzialmente nulla, società controllata dall’Anas, oggi liquidata, alla quale era stato affidata l’elaborazione del  progetto finale. Ma la botta forte sono i 790 milioni, più interessi e rivalutazione per inadempienza, alla società Impregilo aggiudicataria dell’appalto. In totale più di 1 miliardo e 300 milioni di penali per un progetto restato un disegno, un impegno mancato dopo trentasei anni di promesse. Fosse stato indolore il blocco del Ponte passi, ma alla fine abbiamo pagato penali come se l’avessimo realizzato. Paradossi di casa nostra.

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