Pensioni, l’Italia è al primo posto per quelle di reversibilità

Una ricerca dell'Ocse spiega che per erogare gli assegni si spendano 42 miliardi, pari al 2,6 percento del Pil

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Italia paradiso delle pensioni di reversibilità. Come risulta dal rapporto “Pension Outlook” 2018 dell’Ocse, infatti, il nostro Paese è quello che fra tutti spende di più per questo tipo di assegni, circa il 2,6 percento del Pil. Una spesa pari a 42 miliardi per quasi 4,5 milioni di persone. Secondo l’Inps la somma è pari a un sesto della spesa pensionistica, stimata al 15,2 percento del Pil, più del doppio della media Ocse. La pensione di reversibilità è l’assegno che viene corrisposto ai familiari di un pensionato dopo la sua morte e, nel caso in cui il beneficiario sia il coniuge, è pari al 60 percento della pensione. La cifra sale al 70 percento nel caso in cui sia destinata a un solo figlio e all’80 percento per il coniuge e un figlio. Quando a beneficiarne sono un coniuge e due figli, la somma corrisposta è del 100 percento.

La reversibilità negli altri Paesi
Ai vertici della classifica stilata dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico troviamo, a pari merito con l’Italia, la Grecia, seguita dalla Spagna che investe il 2,3 percento. Subito fuori dal podio troviamo la Danimarca (2 percento). In questo caso, tuttavia, bisogna ricordare che le pensioni di reversibilità sono gestite interamente da un sistema privato che non grava sui conti pubblici. In fondo alla classifica tre Paesi dove questa misura di previdenza sociale è quasi inesistente: Regno Unito (0,2 percento), Canada (0,2 percento) e Nuova Zelanda (0,1 percento).

Un disincentivo al lavoro
Inoltre, quello che differenza l’Italia dagli altri Paesi è l’età necessaria per poter usufruire della reversibilità. Negli Usa, ad esempio, non è possibile fino ai 60 anni, mentre in Lituania non prima dell’età per la pensione, a 63 anni. Nel nostro Paese, invece, non sono previste limitazioni dell’età. Una condizione che l’Ocse consiglia di modificare. Per tutti coloro che si trovano molto presto a dover far fronte alla scomparsa del partner, l’organizzazione propone dei bonifici temporanei che possano aiutare a superare la situazione di disagio. Infine, dopo aver fatto presente che l’assegno di reversibilità andrebbe esteso a tutte le tipologie di legami, oltre al matrimonio, come le unioni civili, l’Ocse ricorda che la pensione di reversibilità non deve però trasformarsi in un disincentivo al lavoro.

La protesta della Cisl
Quest’ultima considerazione, tuttavia, ha provocato la reazione sdegnata della Cisl, con il segretario confederale, Ignazio Ganga che commenta: «Gran parte dei percettori di pensione di reversibilità sono cittadini e cittadine di età elevata che poco o niente hanno a che fare con le dinamiche del mercato del lavoro e semmai il problema Ocse andrebbe valutato nell’ambito dei cambiamenti della struttura della società italiana che registra un andamento (fortunatamente favorevole) rispetto all’aspettativa di vita». E aggiunge: «In secondo luogo ci piace ricordare all’Ocse che il contributo versato all’Istituto di Previdenza per le pensioni comprende già in origine la prestazione per i superstiti». Inoltre, Ganga, spiega che dal ’95, in Italia, l’importo corrisposto è legato al reddito e la reversibilità per il coniuge è proporzionale «e il taglio è molto rilevante». Infine, conclude «se la pensione ai superstiti è calcolata con il metodo contributivo non c’è alcun diritto all’integrazione al trattamento minimo di pensione».

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