Pensioni, polemica sul taglio degli indennizzi alle vittime del fascismo

Un provvedimento contenuto in un allegato al dl fiscale prevede minori fondi per il sostegno alle vittime delle leggi razziali, ma il governo smentisce che siano tagli alle pensioni

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Il premier, Giuseppe Conte, con alcuni membri del governo (foto da Twitter)

A 80 anni dall’approvazione delle leggi razziali il governo decide di ridurre il fondo destinato alle vittime del fascismo. La norma è contenuta in una tabella allegata al dl fiscale dove alla voce “Sostegno in favore di pensionati di guerra ed assimilati, perseguitati politici e razziali” è prevista una riduzione di 50 milioni di euro. Dal 1955 in Italia esiste un fondo pensionistico destinato ai perseguitati politici ed esteso, nel 1986, alle vittime delle leggi razziali: si tratta di importi, di 500 euro al mese, destinati a persone nate prima del 1945, che ad oggi hanno superato i 70 anni. La misura fa parte del programma di spending review del governo per reperire le coperture finanziarie della manovra. Tuttavia, questo provvedimento ha portato con sé numerose polemiche.

La protesta delle comunità ebraiche
L’Unione delle Comunità Ebraiche italiane (Ucei) scrive su Twitter: «Il Governo ha previsto nel decreto fiscale il taglio degli indennizzi destinati a migliaia di cittadini che furono perseguitati dal fascismo per le loro idee politiche o perché ebrei. Dall’UCEI, appello a non colpire chi fu vittima dell’orrore fascista». Inoltre, la Presidente Noemi Di Segni, in una lettera, pubblicata da La Stampa, indirizzata al premier, Giuseppe Conte, al ministro dell’Economia, Giovanni Tria, e al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, esprime le sue perplessità sul provvedimento: «Non riusciamo in alcun modo a comprendere come si possa mai ipotizzare di utilizzare questi fondi per la copertura di altre, pur legittime ma ben diverse, esigenze fiscali del Paese, andando a colpire migliaia di cittadini per lo più molto anziani, che hanno vissuto sulla propria pelle gli orrori della guerra, delle persecuzioni e delle discriminazioni politiche e razziali».

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Il commento delle opposizioni
A protestare contro il provvedimento è Emanuele Fiano, deputato del Partito democratico, che su Twitter scrive: «A 80 anni dalle Leggi Razziali. Correggete subito questa vergogna».
Anche Mara Carfagna, vicepresidente della Camera e deputata di Forza Italia, commenta negativamente la misura del governo definendola «una vergogna insopportabile. Ci auguriamo – aggiunge –  che sia un errore tecnico e non una scelta deliberata, ma noi presenteremo un emendamento che ripari questo insulto alla memoria e alle persone che hanno patito e combattuto l’antisemitismo e la dittatura».
Il senatore di Liberi e Uguali, Francesco Laforgia, chiede che i rappresentanti dell’Ucei siano ascoltati al più presto in Commissione Finanze e aggiunge che «qualora la maggioranza non ascoltasse ed accogliesse la loro richiesta di modifica dell’allegato al decreto fiscale, mi batterò sia in commissione e poi in aula. Coprire quel taglio si può fare in mille modi, ma non sulla pelle di chi ha subito la più vile e triste discriminazione della storia».

La risposta del governo
Alle proteste risponde il viceministro dell’Economia, Laura Castelli, che parla di fake news: «Smentiamo in modo categorico che sia stato tolto anche solo un euro dall’assegno per le vittime delle leggi razziali e per i perseguitati dal fascismo per motivi politici». E aggiunge: Si tratta dell’ennesima squallida menzogna e ci dispiace che ad essere inconsapevolmente coinvolte in questo clamoroso errore siano persone a cui va tutto il nostro sostegno e la nostra comprensione. Gli esponenti delle opposizioni che hanno rilanciato queste falsità dovrebbero vergognarsi e chiedere scusa».

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La nota del Mef
A chiudere la vicenda è un comunicato del ministero dell’Economia dove si riporta che «Il decreto-legge n.119 del 23 ottobre 2018 (conosciuto come ‘decreto fiscale’) ha semplicemente operato un allineamento dello stanziamento in bilancio alla effettiva erogazione delle risorse in base ai diritti soggettivi degli interessati. Ma non sono state introdotte misure che limitano il beneficio o i requisiti di accesso».

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