Pensioni, “quota 100” potrebbe partire in primavera

Si discute se inserire il provvedimento in un emendamento al Senato o con un decreto ad hoc

pensionati

Il premier, Giuseppe Conte, dopo l’incontro con la Commissione europea era stato chiaro: «Rispettiamo gli impegni presi», di fatto blindando le misure di reddito di cittadinanza e riforma delle pensioni. Per quest’ultima, ci saranno a disposizione 4,7 miliardi per il 2019, 8 per il 2020 e 7 per il 2021. Secondo le stime del governo, a usufruire della misura dovrebbero essere tra i 300 e i 350mila lavoratori con un’adesione pari all’85 per cento degli aventi diritto.

Si parte ad aprile?
La misura dovrebbe vedere la luce in primavera, mentre si studia la possibilità di farla entrare nella manovra con un emendamento ad hoc in Senato, o con un decreto dopo l’approvazione della legge di bilancio. Se venisse tutto confermato, tra aprile e giugno (perché il meccanismo delle finestre prevede un posticipo di 3 mesi dalla maturazione del requisito per i privati e di 6 mesi per i dipendenti pubblici) si potrebbe iniziare ad andare in pensione grazie alla nuova norma che prevede che la somma tra anni d’età e di contribuzione sia pari a 100 (62 anni d’età e 38 di contributi il requisito minimo). Ad ogni modo, il governo ha intenzione, entro la fine della legislatura, di varare una norma che permetta di lasciare anticipatamente il lavoro con 41 anni di contributi e indipendentemente dall’età. Inoltre, è previsto il divieto del cumulo tra pensione e redditi da lavoro che superino i 5mila euro netti all’anno, per un massimo di 5 anni.

La protesta degli insegnanti
Intanto, si registra la protesta del corpo docente contro la clausola sulle finestre allungabili a 6 mesi per “quota 100”. Come ricorda Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, l’allungamento della finestra ai lavoratori pubblici, per usufruire della nuova misura previdenziale, porterebbe chi ha maturato i requisiti entro il 31 marzo ad andare in pensione entro il 1° ottobre.  «Considerato che per gli insegnanti i tempi di pensionamento sono basati sull’anno scolastico anziché su quello solare, per loro il termine si sposta al 2020: di fatto, quindi, la misura contenuta nella legge di bilancio taglia fuori del tutto i docenti». Tra due anni, infatti, buona parte degli insegnanti raggiungerà i requisiti per andare in pensione con la legge Fornero, di fatto vanificando completamente la nuova riforma. Pertanto, conclude Di Meglio: « i docenti sono stati sedotti e abbandonati».

Pensioni minime per gli agricoltori
Un’altra categoria che non può certo sorridere quando si parla di pensioni, è quella degli agricoltori. Come riporta un comunicato del Patronato Inac di Cia-Agricoltori italiani in occasione del 5° Report sociale, questi lavoratori dopo una vita passata nei campi si ritrovano con un assegno mensile pari a 507 euro, ben 143 euro al di sotto della soglia indicata dalla Carta sociale europea, contro gli altri lavoratori autonomi come gli artigiani che arrivano a 882 euro lordi e i commercianti, con un assegno che in media è di 817 euro. «All’interno delle pensioni autonome – ha spiegato Inac-Cia – l’agricoltura è il fanalino di coda, dietro commercio e artigianato. Le riforme pensionistiche negli ultimi vent’anni, con la reintroduzione del sistema contributivo, hanno peggiorato in modo peculiare la previdenza degli agricoltori». Piuttosto che le “pensioni di cittadinanza”, ipotizzate dal MoVimento 5 Stelle insieme al reddito omonimo, gli agricoltori, spiega l’Inac, vorrebbero delle «“pensioni di sopravvivenza”, ovvero un adeguamento almeno al tetto minimo di 650 euro. Già beffati dall’ultima riforma gli agricoltori non sono entrati tra i mestieri usuranti, molti di loro continuano a lavorare la terra per arrivare a fine mese».

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1 commento

  1. Incominciare ad assicurarci lavoro continuativo,perché se uno deve pagarsi 41 anni di contributi, e il lavoro scarseggia,in pensione non ci andrà mai,o se ci andrà gli servirà per pagarsi la casa di riposo,in questo modo favorite solo chi ha avuto la continuità lavorativa e non chi ha avuto come me la sfortuna di dover chiudere un negozio,per colpa della crisi e a 50 doversi rimettere in gioco con la carenza di lavoro che c’è,e come me ce ne sono tantissimi. quindi questa categoria ne è tagliata fuori!!!!

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