Pernigotti chiude storica fabbrica 

La storica fabbrica della Pernigotti di Novi Ligure (Alessandria) sta per chiudere. Sono in 100 a rischiare il posto di lavoro su 200 dipendenti. Ad avvisare i sindacati dell’avvio della procedura di licenziamento collettivo è stata ieri la proprietà, il gruppo turco Toksöz, durante un incontro. La volontà è quella di mantenere in Italia solo la rete marketing volta a sostenere la vendita, tuttavia, dei prodotti fatti in Turchia. “C’erano state delle avvisaglie ma mai avremmo immaginato che si fosse già arrivati a una decisione così grave”, spiega all’Adnkronos Deny Vair della Flai Cgil che aggiunge: “Ora si aprono diversi scenari”.

In mattinata è previsto un incontro con il sindaco di Novi Ligure, Rocchino Muliere, mentre in fabbrica si terrà un’assemblea per decidere modi e tempi della protesta. La normativa di riferimento dei licenziamenti collettivi è contenuta nella legge numero 223 del 1991. La procedura dura 75 giorni: nei primi 45 viene fatto un esame congiunto tra i rappresentanti sindacali e quelli aziendali; nel caso in cui non fosse trovato un accordo soddisfacente per entrambi le parti, nei restanti 30 giorni le parti vengono convocate per un ulteriore esame dal direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, il quale può anche formulare delle proposte per la realizzazione di un’intesa. Solo terminata questa fase, a prescindere dal raggiungimento di un accordo sindacale, l’impresa può procedere al licenziamento dei lavoratori. “Noi chiederemo prima di tutto il ritiro della procedura. In ogni caso stiamo ancora decidendo cosa fare”, sottolinea Vair affermando ancora: “Non è possibile che una proprietà decida di comprare un marchio italiano (nel 2013, ndr) senza fare investimenti. C’è stato uno sbilanciamento tra produzione e sistema vendita: gli operai sono solo 55 su 200 impiegati (compreso il commerciale). Si è sottovalutata la produzione”. E conclude: “Ci si può anche appoggiare ma chi lavora nella fabbrica ha un know how che altri non hanno. La qualità della produzione è migliore se fatta all’interno dell’azienda”.

“Cento persone rischiano di perdere il posto di lavoro a causa della delocalizzazione dell’azienda Pernigotti che già nel 2013 fu acquistata dal gruppo turco Toksoz. L’Italia continua a strizzare, così, l’occhiolino all’estero smembrando parte del proprio made in Italy a discapito di intere famiglie che dovranno fare i conti con i licenziamenti”, dichiara Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl.

La storia – La lunga tradizione Pernigotti inizia nel 1860 con l’apertura a Novi Ligure di quella che presto diventerà una delle drogherie più rinomate del Piemonte, si legge sul sito. La qualità delle lavorazioni proposte porta in soli otto anni il suo fondatore, Stefano Pernigotti, a dare vita alla società Pernigotti & Figlio, aprendo la fabbrica che sarà un simbolo e un punto di riferimento per la città. A conferma del successo e del prestigio della sua offerta dolciaria, nel 1882 la società viene insignita con l’onorificenza dello Stemma Reale che la accredita ufficialmente come fornitore della Real Casa.

Nel 1914, con l’inizio della Prima guerra mondiale, viene proibito l’uso dello zucchero nella preparazione di prodotti dolciari. Con intuizione e maestria, Paolo Pernigotti modifica allora la ricetta del Torrone, sostituendo lo zucchero con una quantità di miele più concentrata, ottenendo così un prodotto dal gusto e dalla consistenza unici. Il 1927 è un anno di svolta per l’azienda. Ha inizio infatti la produzione del grande classico della tradizione dolciaria piemontese: il Gianduiotto, che fonde cacao e pasta di nocciole e che diventa uno dei simboli più apprezzati della tradizione italiana nel cioccolato.

Negli anni successivi la ricerca Pernigotti non si arresta e l’azienda cresce, cambia sede e continua a proporre prodotti che entrano nella storia e nelle case di tutti gli italiani come il Cremino, le Pepitas e il Nocciolato, per arrivare negli anni ’70 a essere una delle più importanti realtà nel settore del cioccolato.

(Fonte: Adnkronos Labitalia)