Pesce, crollo delle vendite. E c’è il pericolo straniero al ristorante

Il settore è in crisi: sempre più raramente si vede sulle tavole delle italiani. Segno meno per sarde, alici, sgombro, triglie, merluzzi, sogliole e orate. La Coldiretti: «Si preferiscono tipologie di pescato più facile da utilizzare in cucina»

pesce

Allarme rosso. Il pesce è in crisi e sempre più raramente si vede sulle tavole delle italiani. Tante, troppe, le specie che hanno subito un crollo di acquisti. Un calo che varia, che colpisce soprattutto il pesce bianco ma non solo: -5 per cento di vendite per le sarde; -10 per cento per le alici; -15 per cento per lo sgombro; -14,2 per cento per le triglie; -4,3 per i merluzzi; -3,6 per cento per le sogliole; -2,1 per cento per le orate. 

Questione di tempo?
«Un fenomeno che si spiega soprattutto – rileva Coldiretti – con gli effetti del cambiamento degli stili di vita e la nuova tendenza da parte dei consumatori a preferire tipologie di pescato più facile da utilizzare in cucina, meglio se privo di spine o comunque semplice da pulire, oltre che dal sapore più delicato». Ecco perché chiudono con il segno più i molluschi, dai polpi (+18,6 per cento) alle seppie (+10,6 per cento) fino alle vongole (25,6 per cento). 

Il rapporto
Questi numeri emergono dal rapporto “SOS pesce italiano”, elaborato da Coldiretti Impresapesca sulla base di dati relativi al primo quadrimestre del 2019. «Il consumo pro capite degli italiani è di circa 28 kg di pesce all’anno – sottolinea Coldiretti -, superiore alla media europea ma decisamente basso se confrontato con quello di altri Paesi che hanno un’estensione della costa simile, come ad esempio il Portogallo, dove se ne mangiano quasi 60 kg, praticamente il doppio. Non a caso il pesce rappresenta solo la sesta voce di spesa nel carrello alimentare delle famiglia italiane per un valore che nel 2018 è stato di 488 euro, sostanzialmente sui livelli di dieci anni fa, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat. E intanto la flotta peschereccia italiana è scesa a quota 12 mila imbarcazioni, il 35 per cento in meno rispetto agli Anni ’80. La diminuzione del consumo di pesce azzurro impatta direttamente anche sulla salute degli italiani, visto che questo tipo di prodotti ittici ha importanti caratteristiche nutrizionali, essendo il più ricco in assoluto per contenuto di Omega3, che proteggono il cuore, sostengono il metabolismo e combattono l’invecchiamento. Mangiare pesce, soprattutto azzurro, fa bene, infatti, a tutte le età». 

Pericolo straniero
Quasi 8 pesci su 10 consumati in Italia sono stranieri spesso senza che i consumatori lo sappiano, soprattutto perché nei ristoranti non si può risalire la provenienza di ciò che si mangia. Il dato è sempre della Coldiretti. Tra i trucchi nel piatto più diffusi in Italia ci sono anche, il polpo del Vietnam spacciato per nostrano, lo squalo smeriglio venduto come pesce spada, il pesce ghiaccio al posto del bianchetto, il pagro invece del dentice rosa o le vongole turche e i gamberetti targati Cina, Argentina o Vietnam, dove peraltro è permesso un trattamento con antibiotici che in Europa sono vietatissime in quanto pericolosi per la salute. «Per non cadere in inganni pericolosi per la salute occorre garantire la trasparenza dell’informazione ai consumatori dal mare alla tavola estendendo l’obbligo dell’indicazione di origine anche ai menu dei ristoranti con una vera e propria “carta del pesce”», sottolinea il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che «passi in avanti sono stati fatti sull’etichettatura nei banchi di vendita, ma devono ora essere accompagnati anche dall’indicazione della data in cui il prodotto è stato pescato».

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