Piccoli negozi, sono in crisi nera. Li salverà il Natale?

La Confesercenti lancia l’allarme prima della festività: «E’ la flessione peggiore da cinque anni a questa parte: 900 milioni di vendite in meno»

piccoli negozi

Serranda giù. Anche se i negozi sono aperti sulla carta, pronti (se non hanno già chiuso) a tirarsi a lucido per le imminenti festività. La crisi delle piccole attività è nerissima nel 2018. Il Natale però sembra arrivare nel momento giusto. Ma la pompata di dicembre forse non basterà perché «tra gennaio e settembre di quest’anno i negozi italiani hanno registrato quasi 900 milioni di euro di vendite in meno rispetto al 2017, la flessione peggiore da cinque anni a questa parte», si legge nel comunicato della Confesercenti basato su dati Istat. Si tratta di un crollo che ha accelerato la mortalità delle imprese: nei primi nove mesi 20 mila negozi indipendenti hanno chiuso bottega. Il segno meno si registra in quasi tutti i settori, partendo dall’abbigliamento (-1.8 per cento) e dai farmaci (-1.4 per cento).   

Tutto in negativo: volano solo tv e cellulari
I tagli delle vendite prendono a ventaglio anche calzature, articoli in pelle e da viaggio (-2.4 per cento); giochi, giocattoli, articoli per lo sport ed il campeggio (-1.4 per cento); prodotti di cartoleria, libri, giornali e riviste (-3.3 per cento); utensileria per la casa e ferramenta (0.7 per cento);   generi casalinghi durevoli e non durevoli (1.4 per cento); foto-ottica, pellicole, compact-disc, cassette e strumenti musicali (1.5 per cento); mobili ed articoli tessili e di arredamento per la casa (-1.3 per cento). Si registra una leggerissima crescita – quasi impercettibile – per i settori alimentari e di prodotti di profumeria e per la cura della persona, entrambi con il +0.7 per cento. Sorriso pieno per elettrodomestici, radio, televisori e registratori (+2.7 per cento) e dotazioni per l’informatica, la telefonia e le telecomunicazioni (+1.4 per cento). Insomma, tv e cellulari non conoscono la parola crisi in Italia. Numeri nel complesso terribili: «La flessione registrata dai negozi nei primi tre trimestri dell’anno è la più forte dal -2,9 per cento del 2013, all’apice della recessione dei consumi che ha colpito il nostro Paese nel triennio 2012-2014 – continua la nota – Una crisi da cui la maggior parte dei negozi ancora non è uscita, registrando risultati lievemente sopra lo zero per le vendite nel 2015 e nel 2016, tornando già in territorio negativo nel 2017. E la frenata non riguarda solo i negozi indipendenti. Anche la grande distribuzione organizzata, infatti, mostra segnali di sofferenza: tra gennaio e settembre le vendite sono cresciute appena dello 0,2 per cento, in forte arretramento rispetto al +2 per cento segnato lo scorso anno».  

Santo Natale?
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Le vendite stanno rallentando in maniera preoccupante in tutta Europa, ma l’Italia è quella che ha subito la frenata peggiore. La speranza dei commercianti è che le prossime festività Natalizie possano fornire una boccata d’ossigeno. È chiaro, però, che serve di più: l’auspicio è che le misure annunciate per il rilancio del mercato interno e dei consumi vengano introdotte velocemente, ma anche che la manovra venga mirata maggiormente alla crescita: serve più spesa produttiva, sul lavoro e sulle infrastrutture, e meno spesa improduttiva. Con l’obiettivo finale di ridurre anche la zavorra fiscale: abbassare le tasse rimane la via maestra per ridare fiducia e forza a famiglie e imprese», è il commento di Patrizia De Luise, presidente di Confesercenti. Insomma, Natale probabilmente servirà per andare avanti, per aggiustare i conti, ma non risolverà del tutto le problematiche dei piccoli negozi.   

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