Pil: dal ’95 produttività Italia ferma a +0,4% anno, imprese gestite male/Adnkronos  

(di Andreana d’Aquino)- Se l’Italia vuole crescere e guadagnare Pil deve andare alla ricerca della sua produttività perduta visto che, dal 1995 ad oggi, è ferma ad un pallido +0,4%
l’anno rispetto al potente +1,6% registrato in media dalla Germania negli ultimi 20 anni. Stando ad uno studio condotto dall’Università di Padova e dalla Cuoa business school, anticipato dall’Adnkronos, i nodi da sciogliere sono nella gestione e nel management delle nostre imprese. E basterebbe applicare tecniche di ‘gestione snella’ minimizzando gli sprechi, per raggiungere fino ad un +20% di produttività.  

Secondo la ricerca, condotta dagli economisti padovani su 450 imprese a capitale privato ed a cui ha collaborato Considi, per alzare il tasso di produttività nelle aziende italiane basterebbe infatti applicare tecniche conosciute scientificamente come Oelm – Operational Excellence e Lean Management – che “servono ad abbattere gli sprechi sulla qualità dei prodotti, dei servizi, sulle scorte e sui trasporti, sulla movimentazione di persone e cose” spiega il coordinatore scientifico dello studio Andrea Furlan.  

Professore ordinario al Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università di Padova e Direttore scientifico del Lean Center Cuoa business school, Andrea Furlan argomenta quindi che “sono 30 anni che l’Italia, pur lavorando le stesse ore del 1995, riesce a produrre molto meno dei competitor europei -Francia e Germania in primis- e questo perché le nostre imprese sono gestite peggio”.  

Secondo Furlan, inoltre, “il quadro osservato a livello aziendale può essere trasferito anche alla Pubblica amministrazione ed il nostro metodo di analisi potrebbe dare risposte utili”. “Naturalmente i motivi del calo di produttività in Italia sono tanti, servono riforme strutturali al mercato del lavoro, welfare, educazione, Pa e da ultimo l’adozione delle tecnologie digitali per l’Industria 4.0, però accanto ai soliti sospetti c’è un’altra ragione che spiega la scarsa produttività delle nostre aziende: la gestione e il management” ribadisce l’economista.  

Per Furlan, la ragione della scarsa diffusione in Italia delle tecniche lean, la gestione snella che minimizza gli sprechi, forse è legata alla sua stessa giovinezza di applicazione in Italia. “Nonostante il lean nasca dalla Toyota nel secondo dopoguerra e sia stato lanciato nel mondo occidentale con il libro ‘La macchina che ha cambiato il mondo’ di Womack, Jones e Roos nel 1990, per il nostro Paese rappresenta ancora una novità” spiega. “Infatti, l’anno di introduzione medio del lean nel nostro campione di aziende intervistate è il 2014. Il lean quindi è ancora un sistema giovane, acerbo, immaturo per le nostre imprese”.  

E, continua Furlan, “richiederà molto sforzo e investimento in formazione e cambiamento manageriale e organizzativo per creare un vero effetto leva per il nostro sistema”. “In Italia il 70% delle imprese è gestito dall’imprenditore che la possiede, la difficoltà è quindi partire dalla formazione dell’imprenditore” per cambiare passo. Eppure, “queste tecniche dimostrano una crescita del 20% sull’Ebtda, ciò vuol dire che se abbiamo 10 milioni di fatturato, il 20% di Ebtda è pari ad un guadagno di 2 milioni di euro in più” segnala quindi l’economista.