Pirateria, in arrivo una spallata ai furbetti degli abbonamenti tv

Il deputato Alessio Butti (FdI) ha presentato un disegno di legge che snellisce i passaggi burocratici nel contrastare un fenomeno che riguarda 1.2 milioni di italiani e che di fatto finanzia la criminalità

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Gli abbonamenti alle pay tv non sono aumentati negli ultimi anni, mentre il settore della pirateria legata al mondo del calcio (e del cinema) si amplia sempre di più sfruttando tecnologie sofisticate. La normativa attuale – oggettivamente troppo blanda per arginare il fenomeno degli eventi live – sta un passo indietro rispetto a chi guadagna in maniera illecita, puntando sulle trasmissioni illegali. E’ un po’ come la lotta al doping: l’antidoping rincorre, spesso a vuoto. C’è da dire che la pirateria in Italia è sempre esistita, fin da tempi di Tele+ e Stream. Dalle card fake e dai codici tarocchi da inserire nel decoder, si è passati ai link diretti allo streaming e poi alle IPTV illegali, un sistema che permette tramite abbonamento (in media circa 10 euro al mese, a volte anche con una cifra x su base annuale) di ricevere canali italiani e non che trasmettono le immagini delle partite di Serie A, Serie B e Champions League (ma anche Netflix e via dicendo). Sono in mano a gruppi criminali. Usarle significa commettere un reato e di fatto finanziare le nuove mafie che poi girano i soldi su altre attività (droga per esempio). L’ha confermato anche la Corte di Cassazione, secondo la quale è punibile penalmente non soltanto chi distribuisce i contenuti protetti dal diritto d’autore senza averne alcun titolo ma anche chi li utilizza, anche per scopi privati e soltanto all’interno della propria abitazione. Si rischiano la reclusione da 6 mesi a 3 anni e una multa che va da 2.582 a 25.822 euro.  

Numeri e considerazioni
Secondo Sporteconomy sono 1,2 milioni gli italiani che utilizzano abbonamenti abusivi: un esercito che è nemico del sistema calcio. Il danno economico è di 348 milioni di euro. Tantissimo considerando che Sky paga 780 milioni per l’acquisizione dei diritti della Serie A, mentre Dazn sborsa 193 milioni per una porzione minore delle gare del massimo campionato. «Nelle prime giornate di campionato sono stati intercettati, e bloccati, 18 mila streaming fuorilegge. Il dato è in crescita rispetto allo stesso periodo del precedente torneo quando a fine stagione si è arrivati a 65 mila con Juve, Inter e Milan sul podio delle squadre più piratate. È un crimine che non solo danneggia club e tifosi ma priva il movimento delle risorse necessarie per crescere», ha detto Gaetano Miccichè, presidente della Lega A. Ancora più duro il commento di Andrea Zappia, il Ceo di Sky: «Dimentichiamoci Cristiano Ronaldo, dimentichiamoci la creatività italiana. La pay ha portato investimenti aggiuntivi, contenuti come Gomorra che stanno viaggiando in giro per il mondo e altri contenuti che stanno arrivando. Non è possibile che persone normali, professionisti, vivano come un’abitudine serena e fattibile pagare 10 euro alla criminalità per portarsi a casa tutto quello che vogliono. Senza un intervento severo, dimentichiamoci tutto. Perchè migliaia di persone, creativi, operatori, tecnologie, giovani, anziani, giornalisti, tutti vivono su un mercato che vive di pubblicità, canone e pay tv. E dobbiamo difenderlo totalmente perché altrimenti tutto il resto non avrà futuro». 

L’esempio inglese e la proposta di legge
Si chiama Live Blocking Order. E’ un sistema utilizzato in Inghilterra per intercettare e quindi bloccare più velocemente le fonti illegali di trasmissioni. Può essere importato in Italia. Di recente il deputato Alessio Butti (FdI) ha presentato un disegno di legge – intitolato “Norme di contrasto alla fruizione illegale di contenuti audiovisivi tutelati dal diritto d’autore e dai diritti connessi” – che snellisce i passaggi burocratici nel contrastare la pirateria. Nella proposta si conferisce più forza d’azione all’Agicom attraverso una task force permanente che così avrebbe la possibilità di arginare live un fenomeno che sa di autogol all’intero sistema.

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