Plastic tax, Coldiretti: «Rischia di penalizzare la filiera agroalimentare»

E Renato Brunetta attacca il governo: «A conti fatti, l'aggravio per famiglie e imprese provocato da queste tasse è identico a quello che ci sarebbe stato con la rimodulazione dell'Iva»

senato

La plastic tax colpisce 2/3 della spesa a tavola delle famiglie e rischia di penalizzare a cascata l’intera filiera agroalimentare dove si concentra il 76 per cento degli imballaggi in plastica. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare l’ultima proposta fiscale contenuta nella manovra del governo che rischia di colpire settori produttivi determinanti del made in Italy dal latte alla carne, dalla frutta alla verdura che ha registrato il boom della quarta gamma con le insalate pronte in busta consumate da quasi 20 milioni di famiglie italiane, evidenzia la Coldiretti su dati Ismea.

«L’obiettivo di riduzione della plastica va perseguito nell’ottica di una visione strategica di ampio respiro con incentivi premianti per lo sviluppo e la ricerca piuttosto che con misure punitive soprattutto perché per alcune categorie di prodotto non ci sono al momento alternative» spiega il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che «così come impostata favorisce di fatto chi produce all’estero e vende in Italia».

«Con la plastic tax – aggiunge Prandini – esiste peraltro il rischio evidente che il costo venga scaricato sugli anelli più deboli della filiera: da una parte sugli agricoltori ai quali verrà chiesto di ridurre ulteriormente i margini di reddito e dall’altra la tassa andrà a colpire i consumatori finali e l’alimentare che è la principale voce di spesa delle famiglie con 244 miliardi di euro all’anno. Senza dimenticare che – conclude Prandini – le più colpite in proporzione dagli effetti sui prezzi al consumo della plastic tax sarebbero proprio le fasce più povere della popolazione, che spendono in percentuale una quota maggiore del proprio reddito per i consumi primari come l’alimentazione».

Brunetta: «Il governo fa il gioco delle tre carte»
«La nuova Legge di Bilancio ha introdotto 5,5 miliardi di euro di nuove tasse. Ovvero, pari all’ammontare della rimodulazione dell’Iva che l’ex ministro dell’Economia Giovanni Tria prima, e quello attuale Roberto Gualtieri poi, avevano proposto. Ricevuto il rifiuto dei 4 partiti di sinistra che compongono la maggioranza, giustificato dall’esigenza di non perdere consenso elettorale, l’aumento della tassazione indiretta, sui consumi, ha dovuto rientrare dalla finestra attraverso le microtasse che compongono la manovra: dalla plastic alla sugar tax, dalla web tax alla riduzione della flat tax sulle partite Iva – commenta in una nota Renato Brunetta, deputato e responsabile economico di Forza Italia – A conti fatti, l’aggravio per famiglie e imprese provocato da queste tasse è identico a quello che ci sarebbe stato con la rimodulazione dell’Iva. In pratica, il Governo è ricorso al classico gioco delle tre carte, per far credere agli italiani che le tasse non aumentano».

Costa: «Tassa non da gettito ma da scopo»
«Rispetto alla prima bozza, di ormai 3 settimane fa, la plastic tax è stata già modificata. C’è differenza tra plastica e plastica e siamo tutti d’accordo che la plastica monouso non recuperabile, non rigenerabile e non compostabile sia un problema per l’ambiente», ha affermato il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa.

Secondo il ministro, dunque, le plastiche biodegradabili e compostabili non vanno tassate in quanto si tratta di «una tecnologia tutta italiana esportata in tutto il mondo» che va nella direzione dell’economia circolare «e questo è già stato sanato».

Adesso, aggiunge il ministro, «l’elemento in più che si chiede al parlamento, e che io sostengo, è di dare un aiuto supplementare per incentivare ancora di più le aziende a modificare il sistema produttivo verso le plastiche riciclabili e compostabili, con un credito di imposta, per esempio supplementare: il 10 per cento? lo vogliamo aumentare ad un 20 per cento 25 per cento?». «Vogliamo immaginare che il concetto di tassa sia non da gettito ma da scopo e quindi che serve per modificare il sistema produttivo», conclude Costa.

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