Plastica, l’Europa vieta l’usa e getta. E’ un cazzotto al Made in Italy?

Dal 2021 stop a tantissimi prodotti: la proposta è passata a Strasburgo. Il tema però è molto complesso perché siamo uno dei principali produttori di posate e piatti

plastica

L’Europa ha dichiarato guerra alla plastica per salvaguardare l’ambiente, la salute dei cittadini e il mare del vecchio continente. La proposta è passata ufficialmente a Strasburgo con 571 voti favorevoli, 53 contrari e 34 astenuti. Dal 2021, dunque, dovrà essere vietata la vendita degli articoli in plastica monouso: nell’elenco ci sono posate, cotton fioc, piatti, cannucce, palettine per mescolare caffè, sacchetti di plastica molto leggeri, aste per palloncini, prodotti in plastica oxo-degradabile e contenitori per fast food fatti di polistirolo espanso. Sono state approvate anche altre misure, come la riduzione del consumo di contenitori di alimenti del 25 per cento entro il 2025 e del 50 per cento per i filtri di sigaretta che contengono plastica. Non solo. La lotta è aperta anche agli articoli da pesca e alle bottiglie di plastica. Adesso la palla passa ai vari governi nazionali che dovranno assorbire le linee guida. «Si tratta di un passo importante nella lotta all’inquinamento da plastica non gestita correttamente che finisce nei nostri mari, fiumi e laghi, al quale però deve seguire al più presto anche la volontà di inserire misure stringenti sui bicchieri di plastica usa e getta», spiega Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente.

Problemi per il Made in Italy
Il tema è molto complesso. Perché l’Italia è uno dei principali produttori di posate e piatti di plastica. Le aziende del settore danno lavoro a 3.000 persone, si sale a quota 18.000 lavoratori considerando tutto l’indotto. Il giro d’affari? Di un miliardo di euro. La quota di export di queste aziende va oltre il 30 per cento. Molti studi (anche uno delle Nazioni Unite) hanno confermato che il 90-95 per cento dell’inquinamento marino mondiale è causato da 10 fiumi extraeuropei e che i piatti di plastica non figurano nemmeno tra i primi 10 oggetti trovati sulle spiagge. Da segnalare, inoltre, che non tutte le aziende italiane hanno la forza economica per riconvertirsi in così breve tempo.

Reazioni politiche
«Si colpiscono le stoviglie perché sono prodotte principalmente in Italia. Continuerò a battermi e a dare voce alle decine di aziende e alle migliaia di lavoratori italiani che su questa partita si giocano il futuro», ha detto in una nota Elisabetta Gardini, il capogruppo di Forza Italia al Parlamento Europeo. Di tenore opposto le parole dei parlamentari del Movimento 5 Stelle della Commissione ambiente: «Il voto del parlamento europeo è una tappa importantissima verso un mondo #plasticfree. Lo stop dal 2021 deve spingere il Parlamento e Governo italiano al varare al più presto una normativa per vietare la plastica monouso anche in Italia. Non possiamo attendere il 2021 e sin da ora va programmata la riconversione industriale per fissare l’uscita dal monouso della plastica entro due anni. Si può fare e le industrie che oggi producono plastica monouso vanno aiutate a riconvertire la loro produzione industriale. Il futuro è già qui. Il 2021 è dietro l’angolo, non possiamo aspettare».

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