Pressione fiscale, ogni 100 euro guadagnate 53 vanno in tasse

La voce legata al lavoro è quella più alta con 34.80 euro: da segnalare che la media globale è di 16.10 euro in questo campo specifico. Lo dice il rapporto "Paying taxes 2019", realizzato da Banca Mondiale e PwC

pressione fiscale

La pressione fiscale sulle aziende in Italia è aumentata. Già, per ogni 100 euro guadagnate si spendono 53.10 euro in tasse. La voce legata al lavoro è quella più alta con 34.80 euro: da segnalare che la media mondiale è di 16.10 euro in questo campo specifico. La Penisola, dunque, rallenta, perde sei posizioni rispetto all’anno precedente e scende al 118° posto su 190. E’ il riassunto estrapolato da “Paying taxes 2019”, rapporto realizzato da Banca Mondiale e PwC che prende in esame il 2017, stilando una classifica che tiene conto anche della facilità di adempiere agli obblighi fiscali da parte delle imprese. Rispetto al 2016 la situazione è peggiorata: si registra, infatti, un +5 per cento di tasse (si è passati dal 48 per cento al 53.1 per cento). A incidere in negativo ci ha pensato la diminuzione degli sgravi previdenziali per i neoassunti. Altre manovre, come per esempio il superammortamento o la riduzione dell’Ires, hanno solo limitato i danni. La media mondiale di tasse totali si ferma al 40.4 per cento, quella in Europa è ancora più bassa e si assesta al 39.3 per cento. Insomma, l’Italia registra un +12.7 per cento rispetto al dato globale e un +13.8 per cento rispetto al dato continentale.  

La fotografia dell’Italia (fonte: www.pwc.com)

Tempo e numeri
Il tempo dedicato dalle impresa agli adempimenti tributari? In Italia ci sono volute 238 ore sia nel 2017 che nel 2016. Lancette in linea con la media mondiale (237 ore), ma lontane dalla media messa da parte dai nostri colleghi europei (161 ore). Il numero di pagamenti, infine, si conferma stabile a quota 14.   

La fotografia del mondo (fonte: www.pwc.com)

Il commento
Così Fabrizio Acerbis (PwC): «I dati pubblicati confermano che si sta alzando la volatilità delle scelte di politica economica in molti Paesi. Il risultato dell’Italia è allineato alle attese e scontato nelle nostre simulazioni, ma non per questo meno rilevante. Nonostante il beneficio della riduzione dell’aliquota Ires, sull’anno in esame pesa il parziale riassorbimento degli effetti positivi della decontribuzione dei neoassunti, che nell’anno precedente erano risultati decisivi per il miglioramento dell’indicatore».

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