Primarie Pd, i candidati a confronto: ricostruire il centrosinistra e no a M5S

Negli studi di Sky TG24, Zingaretti, Martina e Giachetti hanno affrontato una serie di temi dal reddito di cittadinanza alle future alleanze del partito

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Manca poco al 3 marzo quando gli elettori del Partito democratico decideranno, tramite le primarie, chi dovrà essere il nuovo segretario dem che avrà l’arduo compito di rilanciare il partito dopo il risultato delle elezioni politiche del 2018.
I tre candidati, Maurizio Martina, Nicola Zingaretti e Roberto Giachetti si sono confrontati, negli studi di Sky TG24, sui principali temi politici: dalle prossime elezioni europee, alle possibili alleanze del Pd, fino ai giudizi sull’attuale governo e le sue misure come il reddito di cittadinanza.

Primarie ed elezioni europee
Sia Giachetti che Martina si augurano che domenica gli elettori del partito partecipino numerosi, con l’ex segretario che auspica una grande affluenza ai gazebo fino ad arrivare a 1 milione, mentre Zingaretti va oltre scommettendo su un numero ancora più elevato. Il governatore della regione Lazio parla di «primarie per l’Italia» perché il Partito democratico sta diventando l’unica alternativa agli attuali partiti di governo. «Dobbiamo essere il perno dell’alternativa per ricostruire il centrosinistra», dichiara Martina. «Se vanno bene le primarie – aggiunge Zingaretti – si apre una nuova battaglia politica per le europee». E il primo terreno di scontro sarà quello delle elezioni europee dove l’obiettivo dei candidati è superare il 18 per cento delle ultime elezioni politiche.

Il rapporto con Renzi
Non poteva mancare fra le domande ai candidati una sulla figura di Matteo Renzi e sulla vicenda dell’arresto dei genitori dell’ex premier e segretario dem.
Giachetti spiega di non sentire la mancanza di Renzi in quanto lui «c’è ed è l’arma di punta della nostra opposizione. Io sono leale con quel progetto di 5 anni fa che ha fatto molto bene all’Italia. Renzi è nel Pd e lo dobbiamo ringraziare». Zingaretti, inmvece, parla di un ottimo rapporto con Renzi ricordando di averlo sempre rispettato come segretario e di essere stato tra i sostenitori del Sì al referendum. «Mi auguro che non ci manchi – aggiunge – Il Pd che voglio è un partito pluralista e aperto e quindi abbiamo davvero bisogno di tutti e di tutte per costruire una nuova idea dello stare nella società. Se Matteo, come ha detto di voler fare, il suo contributo lo vuole dare, se sarò segretario, sarà il più felice del mondo».
Martina invece si rivolge agli elettori del partito chiedendo di superare le discussioni su renziani e antirenziani.
E in merito all’arresto dei genitori dell’ex segretario, Giachetti parla di «una giustizia malata» da riformare, mentre per Zingaretti «non c’è giustizia a orologeria, non ci sono complotti, ma le persone vanno difese».

Sicurezza, migranti e reddito di cittadinanza
Tra i temi trattati c’è quello relativo alla sicurezza e all’immigrazione, temi su cui partiti come la Lega hanno puntato per ottenere consenso elettorale. Su questo punto Martina spiega che sul tema dell’immigrazione si gioca una partita fondamentale fra il Pd e la destra e ricorda «il bisogno di gestire i flussi migratori e regolarizzare le persone e non spingerle fuori dalle regole come fa il decreto Salvini». Sulla sicurezza, invece, afferma che questa non viene dalla presenza di più pistole e di non avere nessuna intenzione di veder «diventare l’Italia il Texas d’Europa».
Zingaretti, invece, ricorda come la crescita delle disuguaglianze porti paure e insicurezze tra i cittadini: «Non siamo stati capaci di leggere questo grande tema e ora c’è un governo, la Lega in testa, che dà le risposte peggiori a queste paure. Cavalcano un tema giusto dando risposte sbagliate. Anche per questo serve un’alternativa».
In merito al provvedimento bandiera del M5S, il presidente della regione Lazio, afferma di preferire il reddito di inclusione che aveva introdotto il Pd (ora sostituito dal reddito di cittadinanza, ndr.), ma alla domanda su una eventuale abolizione della misura risponde: «Il tema non è abolire i provvedimenti sulla povertà ma investire sul lavoro, o il reddito di cittadinanza diventa redito di sudditanza. Io lo cambierei in modo radicale». Per Giachetti, invece, il provvedimento è «una polpetta avvelenata, vedremo se si farà. Io lo cambierei e quei soldi li metterei sul Rei, che stava funzionando, e per abbassare le tasse su lavoro». Una soluzione condivisa anche da Martina che utilizzerebbe i soldi del reddito di cittadinanza per ampliare la platea del Rei e abbassare il cuneo fiscale.

Alleanze
Quello su cui tutti i candidati sembrano concordi è che il Partito democratico non cercherà alleanze con i 5 Stelle. «Il mio Pd non avrà ambiguità verso la Lega e il M5s» afferma Martina. Anche Zingaretti parla di «nessuna alleanza con i 5 Stelle», ma su questo punto viene accusato da Giachetti di ambiguità per via delle dichiarazioni di alcuni suoi collaboratori. Per Giachetti «se il Pd viene portato con il M5s e rientrano quelli della scissione, il Pd non è più casa mia. Anzi, si chiude il Pd a prescindere».